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“In contatto con l’Unitus per reperire pozzi”

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Il sindaco di Anguillara Sabazia Francesco Pizzorno

Il sindaco di Anguillara Sabazia Francesco Pizzorno

Anguillara Sabazia – “In contatto con l’Unitus per reperire pozzi”.

L’emergenza arsenico ad Anguillara Sabazia può dirsi accantonata. L’installazione di quattro dearsenificatori ha permesso di revocare le ordinanze di non potabilità sul territorio e riaprire i rubinetti.

Ora il sindaco Francesco Pizzorno volta pagina anche se non senza strascichi. Per il primo cittadino, solo con l’acqua del lago di Bracciano, l’emergenza potrebbe trasformarsi in un ricordo lontano. Usufruire di questa risorsa, però, non è semplice e soprattutto senza un costo. Pizzorno guarda all’alternativa, studiando con l’Università della Tuscia, una mappa dei pozzi di acqua pura da sfruttare.

E’ dal 2000 che abbiamo a che fare con l’emergenza arsenico – dice Pizzorno -. Ci siamo ridotti ad affrontarla all’ultimo minuto e con pochi fondi. Si è fatto quello che si poteva“.

L’emergenza non tocca più il suo paese. “Le ordinanze di non potabilità sono state tutte revocate, ad eccezione di quella relativa all’acquedotto Arsial che è un impianto regionale. Abbiamo acqua potabile dai rubinetti e il problema può dirsi risolto”.

Sono quattro i dearsenificatori realizzati nel comune di oltre 18mila abitanti in provincia di Roma. “Con gli impianti garantiamo acqua ai cittadini, anche se per mettere un punto alla questione arsenico servirebbe acqua potabile alla sorgente. Al momento, siamo in contatto con l’Università della Tuscia per studiare una mappa di pozzi sul territorio che possano essere usati, in quanto privi di arsenico”.

Pizzorno un asso nella manica ce l’avrebbe.  “L’acqua del lago di Bracciano ha livelli di arsenico nella norma”. Sfruttarla, però, non è semplice. “Acea, gestore del servizio idrico integrato, ha la vecchia concessione, per cui preleva l’acqua, la depura e la tiene come riserva idrica. C’è però un’anomalia. Un’immissione verso l’acquedotto del Peschiera rifornisce la città di Roma, mentre noi comuni confinanti non possiamo usufruirne. Anzi, Acea ce la rivende e a caro prezzo dietro pagamento di una bolletta. Ho cercato di muovermi nei miei limiti, vediamo che succederà”. Pizzorno non chiude al dialogo. “Un incontro tra le parti coinvolte aiuterebbe a una mediazione”.

Le preoccupazioni degli anguillarini sono rivolte ad altro. “Ora, la gente, più che all’arsenico, pensa ai disagi per le buche sulle strade o la pioggia dai tetti delle scuole. Quella dell’acqua, per fortuna, è una questione passata”.

La politica, per Pizzorno, ha perso troppo tempo e a pagare sono stati gli amministratori locali. “Nel Viterbese ci sono ordinanze di non potabilità ancora in piedi. Questa vicenda  va avanti da quindici anni e ci si è ridotti all’ultimo prima di prenderla seriamente in considerazione. I sindaci si sono trovati di punto in bianco a privare dell’acqua i loro cittadini e in qualche comune è ancora così. E’ mancata una vera programmazione da parte della Regione nel corso degli anni”.

Ora l’unica strada da percorrere è quella di mettere a disposizione i fondi. “Zingaretti deve sbloccare gli ultimi finanziamenti ai comuni per risolvere definitivamente la vicenda. I comuni riescono difficilmente a fare tutto, visto che i soldi a disposizione servono per coprire la normale amministrazione. Da soli – conclude Pizzorno – non ce a facciamo”.

Paola Pierdomenico 


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