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“Contro Lanzi nessuna prova”

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L'avvocato Carmelo Ratano

L’avvocato Carmelo Ratano

La perquisizione negli uffici del Genio civile

Genio e sregolatezza, la perquisizione negli uffici del Genio civile

La perquisizione della forestale negli uffici del Genio civile

Genio e sregolatezza, la perquisizione negli uffici del Genio civile

La forestale in azione

Genio e sregolatezza, la forestale in azione

Viterbo – “Contro Lanzi nessuna prova”.

Sulla posizione dell’ex addetto all’ufficio gare del Genio civile, l’avvocato Carmelo Ratano taglia corto.

“Le intercettazioni del processo Genio e sregolatezza sono ancora da trascrivere – afferma il legale -. Quelle comparse su Tusciaweb nei giorni scorsi erano nell’ordinanza di custodia cautelare, che i giudici hanno escluso dal fascicolo. Non è entrata nel processo e non è detto che quelle intercettazioni ci saranno”. 

Nelle conversazioni del 2010 Lanzi parlava con la collega Gabriela Annesi, all’epoca direttrice dell’ufficio gare del Genio. “Sono io deficiente, te l’ho detto più di una volta, finché non ce so i soldi sul tavolo non lo devo fare, non me ne frega un cazzo, non vojo rischia’ più”. E ancora: “Devo fare che non se ne fa più niente, vuoi sta cosa qua? Tira fuori i soldi subito. Tira fuori i soldi, se va bene le tengo, se va male te le rido… sennò tanto più. Più lo dico, tanto non lo faccio. Devo fa’ così, me devo imporre a fare così, non c’è un cazzo da fare”. “E come disse il proverbio: pochi, maledetti e subito”.

E’ il 2010. Esattamente due anni prima del doppio blitz della forestale che fa scattare gli arresti per Lanzi, Annesi e una decina di persone, tra imprenditori e amministratori. E’ il blitz “Genio e sregolatezza”. Un’appaltopoli che fa tremare l’imprenditoria viterbese. 

Per il suo avvocato, Lanzi parla di soldi ma non di mazzette. “Quelle frasi sono fuorvianti e non riferibili a tangenti – dichiara Ratano -. Non è mia abitudine anticipare la linea difensiva. Lanzi deve difendersi al processo ed è quello che faremo. Solo il processo è il luogo della prova e, al momento, mi sembra che di prove concrete non ce ne siano”.

All’ultima udienza, il tribunale di Viterbo ha disposto la trascrizione di un migliaio di intercettazioni raccolte in fase di indagini. La posizione di Lanzi è da sempre la più compromessa: sul funzionario regionale pendono numerosi capi d’accusa. Per i pm era il deus ex machina del sistema di spartizione degli appalti. Ma secondo la difesa, tutto questo non è stato provato. “Dalle prime udienze è già emerso che parliamo di tutta una serie di situazioni da vagliare separatamente. Così come è emerso che non ci sono cordate, ma imprenditori che si muovono singolarmente. Con un quadro simile mi sembra difficile vedere in Lanzi il fulcro di un sistema. Non è il fulcro di un bel niente”.

E sulle intercettazioni, la difesa è perplessa. “Se fossero bastate a inchiodare il mio cliente, l’indagine si sarebbe chiusa molto prima. Quelle frasi sono interpretabili in tanti modi. Emergerà comunque dal processo che Lanzi non parlava di tangenti. Siamo fiduciosi che possa emergere la verità”.


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