Roma – Caso Manca affossato in commissione antimafia.
Il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino liquida in poco tempo la vicenda Manca.
Per il magistrato il caso del medico siciliano 35enne, trovato morto nel 2004 a Viterbo, è “una questione veramente di sessanta secondi”. Prestipino lo dichiara davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere.
Il deputato Mario Michele Giarrusso dei 5 Stelle chiede notizie al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone che, prima di lasciare la parola a Prestipino, precisa che “la Dda di Roma non ha un procedimento sulla morte di Attilio Manca, perché procede Viterbo. Posso dire anche a nome del collega che in passato Palermo, quando noi eravamo a Palermo, ha fatto delle indagini. Allora non si ritenne che ci fossero nessi con la vicenda Provenzano.”
Prestipino conferma, smontando qualunque idea di collegamento tra la morte di Manca e l’operazione del boss della mafia Bernardo Provenzano. “Me ne sono occupato quando ero sostituto a Palermo – spiega il magistrato -. Rispetto alle ultime emergenze, sia pure di tipo giornalistico e mediatico, sento il dovere di dire almeno una cosa. C’è un processo che si è svolto a Palermo, che si è concluso con sentenze divenute definitive, cioè con tre gradi di giudizio, con condanne e, quindi, con l’accertamento delle responsabilità penali, in cui è stata ricostruita in tutti i suoi aspetti e in tutti i suoi passaggi, anche geografici, quella che mediaticamente è stata definita la «trasferta» di Bernardo Provenzano nel territorio di Marsiglia per sottoporsi a un’operazione chirurgica”.
Attilio Manca è stato trovato morto nella sua casa al quartiere viterbese Santa Maria della Grotticella il 12 febbraio 2004. Sul braccio, i segni di due iniezioni letali a base di eroina e Tranquirit. Per la procura non c’è mai stata prova del coinvolgimento di ambienti mafiosi nella morte del medico. Gli inquirenti respingono da sempre la tesi del delitto di mafia, ritenendo il caso Manca una semplice “disgrazia di droga”. Ma la famiglia non si arrende. La madre Angela e il fratello Gianluca credono che Attilio sia stato eliminato perché “testimone scomodo”, dopo aver operato e assistito il capo dei capi Provenzano a Marsiglia e durante la sua latitanza.
Prestipino è sicuro di quello che dice. “Quella vicenda è stata ricostruita minuto per minuto e tutti i soggetti coinvolti protagonisti che hanno commesso reati sono stati condannati con sentenza passata in giudicato grazie alle intercettazioni, alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e agli atti acquisiti con una rogatoria presso l’autorità giudiziaria di Marsiglia, alla quale ho personalmente partecipato. Noi – continua il magistrato – abbiamo sentito, con i colleghi francesi, i medici e il personale infermieristico. In più, abbiamo acquisito le dichiarazioni, estremamente collaborative, di una donna che è stata legata a uno degli uomini che avevano organizzato la trasferta che ha curato e assistito personalmente, spacciandosi per una nipote, il signor Troia, in realtà Bernardo Provenzano, quando è stato ricoverato in terra di Francia.
Ebbene, nella ricostruzione abbiamo sentito chi lo ha assistito, chi l’ha operato, chi ha fatto il prelievo; abbiamo potuto estrarre anche il profilo del dna, perché all’epoca Bernardo Provenzano, quando abbiamo eseguito questa rogatoria, a giugno del 2005, era ancora latitante. Di tutti questi fatti – conclude Prestipino -, dalla partenza, proprio con orario e data, al ritorno, con orario, data e riconsegna delle valigie di Provenzano, non c’è mai stata traccia di Attilio Manca”.

