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Viterbo – (s.m.) – “Non riesco a spiegarmi la violenza che c’è stata. La paura ha preso il comando, in quel momento”.
Adrian Nicusor Saracil ha detto questo davanti alla Corte d’Assise d’appello di Roma. E’ scritto nelle motivazioni della sentenza di secondo grado dell’omicidio di Ausonio Zappa, ucciso a 82 anni durante una rapina notturna in casa.
Saracil, condannato in primo grado all’ergastolo, si è visto ridurre la pena a vent’anni. In aula, appare in una veste inedita davanti ai giudici del processo bis.
Dopo l’arancia meccanica nella villetta di Bagnaia e la rapina degenerata in delitto, Saracil è contrito. Ha 22 anni quando, insieme all’amico 19enne Cosmin Petrut Oprea, massacra il professor Zappa, fondatore dell’Accademia Belle Arti di Milano e Viterbo. Un omicidio efferato: due ragazzi robusti e forti contro un anziano indifeso, svegliato di soprassalto e pestato a sangue la notte del 28 marzo 2012. Zappa muoree dieci giorni dopo al reparto di rianimazione di Belcolle.
La manette scattano per Saracil, Cosmin e i due “pali” Alexandru Petrica Trifan e Daniel Ionel Oprea. Tutti romeni ventenni. Ma mentre la sentenza del gup di Viterbo condanna all’ergastolo gli esecutori materiali e a dodici e sedici anni i “pali”, i giudici d’appello sono più teneri. Trasformano in vent’anni il carcere a vita e alleggeriscono le pene anche per gli altri in otto e dieci anni. A tutti riconoscono le attenuanti generiche: giovanissima età, incensuratezza per Saracil e Daniel Oprea, resipiscenza. Cioè pentimento.
“Trifan, Saracil e Cosmin hanno chiesto scusa ai familiari della vittima – si legge nelle trenta pagine di motivazione della sentenza d’appello -, esprimendo il proprio pentimento. In particolare, per quanto riguarda Saracil e Cosmin, con accenti che sono apparsi di autentica sincerità. Tutti e tre hanno confermato che il piano prevedeva il furto e che, rassicurati da Trifan, erano certi che la villa fosse disabitata”.
Le accuse reciproche tra Saracil e Cosmin su chi ha colpito, quanto e come, perdono di valore. Davanti alla corte, Saracil, indicato come “il più lucido”, “ha reso sostanziale ammissione del concorso nel pestaggio della vittima, ammettendo che nemmeno lui è in grado di spiegarsi perché il piano originario sia degenerato. ‘Non riesco a spiegarmi la violenza che c’è stata’, ha dichiarato, attribuendone ‘forse’ il motivo alla paura insorta in entrambi dopo essere stati sorpresi dalla vittima: ‘la paura ha preso il comando in quel momento'”.
Zappa muore per le gravissime lesioni cerebrali riportate dopo il pestaggio. A ideare il colpo è Trifan, che in passato aveva vissuto in casa del professore: la madre lavorava come badante della suocera del professore. Il ragazzo conosceva a menadito la cosiddetta “villa al castagneto”. Sapeva che era abitata solo d’inverno. Invece, inaspettatamente, trovano l’anziano in casa, la sera del colpo.
I quattro tentano prima un furto alla scuola Canevari di via Cattaneo, ma l’allarme li mette in fuga. Subito dopo, imboccano per Bagnaia, direzione strada Romana 12 A. L’indirizzo di casa Zappa.
Saracil e Cosmin entrano armati, picchiano il padrone di casa ed escono con carte di credito e le chiavi dell’Audi del pensionato. Daniel e Trifan, che dovrebbero aspettarli fuori su una Bmw, vengono fermati due volte dai carabinieri, mentre gli altri due, rimasti a piedi, li cercano al cellulare.
Alla fine, Saracil e Cosmin si fanno dare un passaggio a casa da un connazionale. Buttano in lavatrice i vestiti sporchi di sangue e restano lì con le fidanzate. Poco prima delle 2,30 l’allarme della villetta suona. Arrivano vigilanza e carabinieri, che trovano Zappa rantolante a terra e ricollegano il fatto alla Bmw di poco prima. I militari arrivano prima ai “pali” , poi agli assassini. Il “quartetto di malviventi” finisce a Mammagialla. Una “strada senza ritorno”, scrivono i giudici d’appello: da allora, non sono mai usciti dal carcere viterbese.







