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“Se non mi dai la metà dei soldi non lavorerai più per il comune”

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Tuscania

Tuscania

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato della difesa Franco Taurchini

L'avvocato Roberto Massatani

L’avvocato di parte civile Roberto Massatani

Tuscania – “Se non mi dai la metà dei soldi non lavorerai più per il Comune”.

Così Giuseppe Biordi, ex assessore alla Polizia locale di Tuscania, avrebbe minacciato, secondo l’accusa, un taglialegna, che nel 2006 si era aggiudicato un appalto per l’uso civico del bosco della riserva del comune. Minacce che hanno fatto finire Bordi in tribunale con l’accusa di concussione.

La cifra pretesa dall’ex assessore, ovvero la metà del guadagno netto che il tagliaboschi Dante Presciutti avrebbe incassato dal comune di Tuscania, sarebbe di 20mila euro. Oltre a una serie di assegni che Biordi consegnò alla sua presunta vittima per il pagamento di alcuni quintali di legna, che sarebbero stati invece protestati e quindi mai incassati.

La vicenda è stata ricostruita ieri mattina di fronte al collegio dei giudici, presieduto da Eugenio Turco, Silvia Mattei e Rita Cialoni a latere, da Presciutti, costiuitosi parte civile nel processo e rappresentato dall’avvocato Roberto Massatani.

“Biordi appena vinsi l’appalto mi cercò per dirmi che se io avevo quel lavoro era soltanto perché lui mi aveva favorito – racconta Presciutti -. Lui, infatti, è taglialegna come me, ma ovviamente essendo assessore non poteva partecipare alla gara d’appalto. Avendo ormai io l’incarico, mi chiese di dargli la metà del ricavato, al netto delle spese, altrimenti mi avrebbe ostacolato sia nella firma del contratto con il comune, che non era ancora avvenuta, sia nei pagamenti, sia in eventuali lavori futuri con il comune di Tuscania e con altre amministrazioni della Tuscia”.

Una richiesta che lascia spiazzato Dante Presciutti, ma che non riesce a rifiutare pur di non perdere il lavoro. Da qui la decisione di sottoscrivere una contratto privato, seppur fittizio, nel quale venivano fissati i punti dell’accordo.

“Il 26 novembre 2006 – continua Presciutti – abbiamo firmato un contratto, redatto da mia moglie che partecipò all’incontro, nel quale Biordi si impegnava a darmi subito 20mila euro che in realtà non mi versò mai. In più da quel momento in poi io avrei dovuto vendergli della legna, diecimila quintali in tutto, facendoglieli pagare solo 4300 euro ogni mille quintali invece che 6300”.

Secondo l’accusa, quindi, i 20mila euro sarebbero la tangente pretesa da Biordi. La cifra corrispondeva alla differenza tra i 63mila euro che l’ex assessore avrebbe dovuto pagare per i diecimila quintali di legna e i 43mila che aveva promesso di pagare.

“20mila euro – sottolinea Presciutti – che, inoltre, sono proprio la metà del guadagno che io avrei ottenuto dal lavoro nel bosco di Tuscania. Si trattava, infatti, di 78mila euro totali dai quali, tolte le spese di gestione che ho dovuto sostenere per portare a termine l’incarico, avanzano 40mila euro. Di questi 20mila erano per me e 20mila li pretendeva lui”.

Tutt’altra la versione di Biordi, difeso dall’avvocato Franco Taurchini. Secondo il legale nulla prova che l’imputato non abbia mai dato i 20mila euro di caparra al Presciutti come scritto sul contratto firmato quel 26 novembre e, soprattutto, niente fa pensare che Presciutti abbia firmato quel foglio sotto minacce. Tanto più se si considera che la denuncia nei confronti di Biordi è scattata quasi un anno dopo. Perché attendere così tanto? Si chiede la difesa.

Ma stando al riepilogo di Presciutti la concussione non si limitò soltanto a quella tangente di 20mila euro. Gli assegni con i quali Biordi pagava la legna ad ogni consegna da mille quintali pare non fossero sempre incassabili. Alcuni di questi sarebbero risultati protestati e quindi inutilizzabili.

Non è ancora tutto. Qualche mese dopo il primo appalto, Presciutti viene incaricato con un fax dal comune di un’altra serie di interventi: la sistemazione del cimitero e di alcuni alberi fuori dalla scuola materna del paese.

“Si trattava di 30mila euro per il camposanto – ricorda Presciutti -, cinquemila per l’asilo e altri diecimila per degli aggiustamenti che sono emersi mentre avevo giù preso in carico i lavori. I primi 35mila li ho incassati soltanto dopo un decreto ingiuntivo, gli altri diecimila ancora li aspetto”. Il fax, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato inviato proprio da Biordi.

Durante quest’altra tranche di interventi il taglialegna si trova nella necessità di acquistare dei mezzi: un rimorchio e un escavatore. Biordi si propone di venderglieli a una cifra concordata, ma anche qui ci sarebbe l’inganno.

“Ci siamo messi d’accordo per seimila euro – racconta Presciutti -, ma poi il rimorchio non l’ho mai visto, mentre l’escavatore era poco più che un rottame. Per tutta risposta, alcune settimane dopo il pagamento dei seimila euro, mi è stata recapitata un’ulteriore fattura di 17mila euro, sempre per la vendita dei due mezzi”.

Al rifiuto di pagare questi 17mila euro aggiuntivi da parte di Presciutti, Biordi fece partire una causa civile. Poco dopo Presciutti fa scattare la sua denuncia relativa al contratto fittizio e alla presunta richiesta della tangente. Una sorta di ripicca, secondo la difesa dell’avvocato Taurchini, che non può essere provata.

Il processo continua a novembre con l’ascolto di altri testimoni.

Francesca Buzzi


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