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La “macchina” di S.Rosa del 1948 |
Una gita a Viterbo nel periodo fascista |
Viterbo – Un “campanile di grandi lucciole”. Così viene definita la Macchina di Santa Rosa nel cinegiornale “La Settimana Incom” realizzato il 10 settembre del 1948 e conservato, insieme ad altri, nell’archivio storico dell’Istituto Luce.
Una Macchina alta sedici metri, del peso di quindici quintali, portata a spalla da sessanta volontari “che amano definirsi facchini di Santa Rosa”.
Il tutto contenuto all’interno di un cortometraggio d’informazione della durata di poco più di un minuto, circa quaranta metri di pellicola, dal titolo “Viterbo medioevale. La Macchina di S. Rosa”, che di solito era proiettato in tutte le sale cinematografiche nazionali prima dell’inizio di ogni spettacolo.
Nell’interessante documentario, con ritmo veloce, si passa dal panorama di Viterbo alla Porta Romana, con le mura civiche bombardate, al Palazzo dei Papi, alle fontane di piazza della Rocca e piazza della Morte fino all’affascinante e commovente trasporto della Macchina di Santa Rosa.
Una struttura realizzata dal cavaliere Virgilio Papini e trasportata dal 1924 al 1952, con una sospensione durante la Seconda Guerra Mondiale durata fino al 1946, in una Viterbo ancora semidistrutta dai bombardamenti aerei, impegnata nella rimozione delle macerie e nella ricostruzione.
Per il trasporto del 1948 si spesero la bellezza di quattrocentomila lire. Come si vede nel filmato le luci erano quasi tutte a fiamma viva. Un sottofondo musicale e il suono delle campane accompagnano la voce fuori campo che commenta le preziose immagini. Alla fine i classici fuochi artificiali definiti “…cateratte di fuoco croscianti…”.
Una “chicca” per amatori che ci fa riflettere su quanto sarebbe importante costituire un archivio “culturale” viterbese, di video e di foto, che raccolga tutte quelle caratteristiche specifiche della storia e delle tradizioni del nostro territorio in termini spirituali, materiali, intellettuali e emozionali.
Silvio Cappelli
Nello stesso archivio una gita a Viterbo nel periodo fascista


