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“Abbiamo Grillo e Grullo”

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Alessandra Mussolini all'incontro a Viterbo

Alessandra Mussolini all’incontro a Viterbo

Alessandra Mussolini

Alessandra Mussolini

Alessandra Mussolini all'incontro a Viterbo

Alessandra Mussolini all’incontro a Viterbo

Alessandra Mussolini con Andrea Marcosano

Alessandra Mussolini con Andrea Marcosano

Alessandra Mussolini all'incontro a Viterbo

Alessandra Mussolini all’incontro a Viterbo

Alessandra Mussolini all'incontro a Viterbo

Alessandra Mussolini all’incontro a Viterbo

Viterbo – “Abbiamo Grillo e Grullo”.

Alessandra Mussolini arriva a Viterbo e si fa notare. La candidata Forza Italia alle prossime Europee, scende dall’auto di fronte al bar a piazza della Rocca dove è in programma l’incontro con elettori e simpatizzanti, con una mezz’ora abbondante di ritardo. Ha una valida giustificazione: “Ho il Tom Tom renziano, mi ha fatto sbagliare strada”.

Il navigatore l’ha fatta passare per San Martino. Almeno, come qualcuno le fa notare, ha potuto vedere la ferrovia costruita da suo nonno. “Ho ammirato paesaggi straordinari, ma ho fatto tardi”. Si fa perdonare subito, divertendo i presenti quando dà del grullo al presidente del governo (video – fotocronaca ).

Arriva in tenuta da campagna elettorale: un cartoncinoindossato come collana, con la scritta a pennarello: “Forza Italia Berlusconi”. Avrà finito i santini? No. “Non ho voluto essere invasiva, i bigliettini elettorali ce li ho – precisa Mussolini – non mi andava d’imbrattare le città, non ho fatto manifesti. Che m’importa”. Qualcuno le dice: “Non ne hai bisogno”.

Indossa una cintura, pure quella elettorale. S’illumina con la scritta Forza Italia, poi dopo un po’ si spegne. “Siamo in spending review, risparmiamo le batterie”.

Non appena scende dalla macchina la circondano, vogliono l’autografo, una foto, una stretta di mano. C’è pure un gruppo arrivato da Velletri.

Le offrono da bere e lei si assicura che sia un aperitivo analcolico: “Sono astemia come mio padre, poi straparlo e allora sono fatti vostri”. Di suo padre Romano ricorda le volte in cui ha suonato a Viterbo.

Brinda, ride, scherza, parla con tutti. “Brindo a Viterbo, a Forza Italia e al presidente Berlusconi che lo stanno massacrando, ma lui è forte”.

Brindisi e controbrindisi: “A Fini che sta in depressione, è stato lasciato dalla sua compagna e Alfango, come chiamo io Alfano, che ha tolto una forza a noi in un momento difficile. Sono stati tutti miracolati e ora ingrati stanno contro di noi”.

Una signora tenta di calmarla: “A noi non importa”. Alessandra Mussolini non ci sta: “A me importa, importa eccome”. Non dimentica.

Sembra una rimpatriata fra vecchi amici. Va avanti per un bel po’, tanto che la parte prettamente di campagna elettorale si riduce a pochi minuti, sempre in piedi e in modo informale.

C’è pure il tempo di spiegare quella cover del suo telefonino con la scritta “Keep calm un cazzo”. Quando è troppo è troppo: “Con Berlusconi che non gli fanno fare i comizi – osserva – a me che per il mio cognome vorrebbero non farmi parlare, o se vado in tv mi chiedono di stare tranquilla. Io lo sono, ma in questa situazione è impossibile”.

Altro che stare calmi. Soprattutto quando si parla di governo, Europa o d’immigrazione. “Se li prendesse la Merkel gli immigrati – dice Mussolini – con quelle giacche variopinte”. Forse non soddisfatta della definizione, si gira verso una simpatizzante e sempre rivolta al premier tedesco: “E’ pure brutta”.

Una parola buona c’è pure per Beppe Grillo: “Vuole vivisezionare il cane di Berlusconi, ma lui ha vicino una pecora, lo facesse con lui, Casaleggio non è che ha i capelli così, ogni tre mesi si fa la permanente”.

Circondata dagli azzurri viterbesi Enrico Maria Contardo, Giulio Marini, Claudio Ubertini, Andrea Marcosano, ricorda d’avere accettato di candidarsi alle Europee, anche se glielo hanno chiesto il giorno prima della scadenza dei termini: “Ho accettato, dopo che molti hanno voltato le spalle a Berlusconi, perché ci sono le preferenze.

Si deve rischiare, per il partito, occorre essere una squadra, sopratutto in un momento di difficoltà. Abbiamo subito più di una scissione. Quella del pennellone”. A una giornalista si raccomanda proprio di scrivere così: “Pennellone ingrato”.

Parla di Gianfranco Fini. “Il Badoglio del 2000, poi c’è Alfano – Alfango che sta facendo accordi con la sinistra nei comuni. Il suo partito non dovrebbe chiamarsi Nuovo Centrodestra, ma Nuovo Centrosinistra. C’è stata pure la scissioncella di Fratelli d’Italia. Se ci stimano al 21 per cento, non è male”.

L’aperitivo ne beve solo un sorso per brindare, al buffet non si avvicina, in compenso ne hanno approfittato gli invitati, intrattenendosi nell’attesa del suo arrivo.

Un ultimo saluto, il tempo d’apprendere che Marini fa parte del coordinamento nazionale di Forza Italia, poi riparte. Direzione Civita Castellana.

Giuseppe Ferlicca


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