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Viterbo – Arsenico, tracce di sostanze anche cancerogene nelle urine.
E’ la conclusione del progetto “Sepias Sorveglianza epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da arsenico di origine naturale o antropica”.
Si tratta di uno studio dell’Ifc Cnr condotto nel viterbese, Amiata, Taranto e Gela. La ricerca è stata effettuata su 282 residenti nelle aree interessate e viene presentata oggi a Roma.
“Nelle urine dei soggetti controllati è stato misurato il contenuto di diverse specie organiche e inorganiche di arsenico – spiegano i ricercatori – alcune delle quali riconosciute cancerogene certe per l’uomo.
Inoltre sono stati misurati parametri di rischio cardiovascolare attraverso ecodoppler carotideo e cardiaco e, nel sangue, numerosi biomarcatori di suscettibilità genetica”.
Per l’arsenico inorganico sono stati osservati valori medi di concentrazione elevati, sulla base di quelli di riferimento nazionali e internazionali, in una persona su quattro.
Nel viterbese siamo al 15 per cento. Solo all’Amiata la concentrazione è minore: 12 per cento. Altrove i parametri sono più alti, Gela 40 per cento, Taranto 30 per cento.
Da rilevare che si tratta comunque di un dato che non indica un segnale di malattia, ma solo dell’avvenuta esposizione.
Alle persone sottoposte allo studio è stato chiesto di rispondere a un questionario, che ha dato risultati di un certo interesse, fra cui l’associazione tra concentrazione d’arsenico e fattori di rischio. Essenzialmente con l’uso di acqua da acquedotti e pozzi, o consumo di alimenti come pesce, molluschi o cereali, su cui però andranno effettuate indagini specifiche.
Lo studio ha fornito indicazioni per definire i sistemi di sorveglianza nelle zone sottoposte a studio, prevenzione e la prosecuzione del monitoraggio periodico a cominciare dai soggetti con valori più elevati.
