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Maxiretata antidroga, al Riesame per la libertà

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Operazione Babele - Gli arrestati - Clicca per ingrandire

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La conferenza stampa dell'operazione Babele

La conferenza stampa dell’operazione Babele

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

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Viterbo – Continuerà al tribunale del Riesame la battaglia per la libertà degli arrestati nel blitz Babele.

In pochi sono rimasti in carcere. Quei pochi hanno impugnato l’ordinanza che li ha spediti in manette. 249 pagine che spiegano i motivi per cui 25 persone sono finite a Mammagialla e altre 7 ai domiciliari per spaccio di droga. Anche se tra restyling di normative e richieste di patteggiamento, nel penitenziario viterbese è rimasto solo un piccolo gruppo degli arrestati iniziali. Precisamente, alcuni dominicani e tunisini, ritenuti più difficilmente affrancabili dal giro di cocaina, marijuana e hashish avviato nel centro storico di Viterbo.

Dopo un anno e mezzo di indagini, gli investigatori sono usciti allo scoperto due settimane fa con la maxiretata “Babele”, dalla pluralità di etnie coinvolte nello spaccio. Uno spaccio trasversale, stroncato da carabinieri e finanza: dominicani e maghrebini in pole position, ma anche tanti italiani (16 per l’esattezza, contro i 9 dominicani e i 4 tunisini), un gradino al di sotto rispetto agli stranieri nella gestione del traffico illecito.

La suddivisione delle “piazze di spaccio” competeva agli altri due gruppi, con i dominicani stanziati tra via Cairoli e San Faustino e i tunisini, attivi a San Pellegrino.

Proprio di loro, il 3 giugno, si parlerà all’udienza fissata davanti al tribunale del Riesame di Roma. Gli avvocati che hanno fatto ricorso contano sulla possibilità di far cadere l’ordinanza d’arresto puntando su carenze formali. Non sarebbe la prima volta che il tribunale della Libertà stronca le centinaia di pagine firmate dal gip del tribunale di Viterbo.

Di recente, è successo con la megaindagine “Genio e sregolatezza”, sull’appaltopoli viterbese: il Riesame annullò l’ordinanza di custodia cautelare che spediva agli arresti imprenditori, amministratori e funzionari del Genio civile. Liberi tutti per un problema formale: l’ordinanza era il copia incolla della richiesta dei pm titolari del fascicolo. Ma la presunta ‘cricca degli appalti’ finì di nuovo in arresto un mese dopo, con una nuova ordinanza. E non ci fu ricorso che tenne. Il secondo provvedimento del gip è stato forte abbastanza da reggere l’onda d’urto del Riesame.

Le difese, nel caso di “Babele”, sperano il contrario.

 

 

 

 

 


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