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“Una cabina di regia per Viterbo città d’arte”

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La senatrice Laura Allegrini

Laura Allegrini 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo Quest’anno va di moda la bellezza. Vince l’Oscar ed è il tema di Sanremo.

“La bellezza salverà il mondo “teorizza Todorov” prendendo in prestito una frase del principe Myskin ne “L’idiota” di Dostojewsky. Ora io non so se salverà il mondo ma, sicuramente, lo farebbe sentire meglio. Non credo che Todorov o Dostojewskj abbiano mai messo piede a Viterbo. E non credo neppure che tutti quelli che parlano di Viterbo città d’arte e cultura abbiano mai letto una pagina di Todorov e Dostojewsky. Infatti, forse non serve, ma aiuta. E, comunque, a mio parere, le cose migliori le hanno fatte, e le stanno facendo a Viterbo, quelli che di arte e cultura non parlano ma, appunto, fanno.

Constatando che Viterbo non è nemmeno iscritta all’associazione delle città d’arte e di cultura, (non è fondamentale, ma spesso anche il confronto, non l’imitazione, aiuta!) mi chiedo che cosa concretamente lo slogan possa significare.

Vogliamo negare che Venezia sia città d’arte e cultura? O che lo sia NewYork o Pienza (che mi sembra di aver riconosciuto in una lucida e acuta analisi di Francesco Mattioli, del quale condivido in toto l’approccio a questi temi, e che merita sempre di essere citato)? O anche Tuscania,o…, o…,? Insomma già ci si potrebbe dividere sulla definizione di arte, figuriamoci su quella di cultura o sul binomio.

Che caratteristiche dovrebbe avere una città per essere città d’arte e di cultura? Una vale l’altra?

Si può continuare a pensare di abitare o amministrare una città d’arte e cultura mentre si sviluppano altre vocazioni fagocitanti o contraddittorie?

Se una città è di Arte e cultura lo è sempre o solo in alcuni momenti dell’anno?

La cultura è autoctona, si importa o si esporta? Ci sono i luoghi, anche fisici, ma non solo, della cultura? Ci sono protagonisti riconosciuti della cultura o solo autoreferenziati?

Le scelte “culturali” della città devono avere continuità o devono essere in continua evoluzione?

Le amministrazioni possono limitarsi, come spesso accade, ad accettare proposte culturali (magari nemmeno selezionandole) o devono farle?

Lo sviluppo urbanistico di una città può infischiarsene della sua “cultura”? Lo sviluppo demografico di una città può essere messo in relazione con la cultura? Con quali sistemi si mette in relazione la cultura e l’economia di un territorio’ ? Cultura uguale pubblico, privato o le due cose insieme? Di quante risorse economiche ha bisogno non un progetto, ma una visione “culturale” della città? Il capoluogo è in grado di avere ruolo trainante sulla provincia in un progetto culturale del territorio? Con quali gambe può muoversi un grande progetto culturale senza infrastrutture, collegamenti, comunicazione?

Solo alcune domande ma, credo, che non si possa arrivare da nessuna parte se prima non si fa una analisi cinica e spietata del dato di partenza. Io improvviso, ma in questi casi ci si rivolge agli specialisti del settore che sono molti, a cominciare dagli accademici.

Una volta fatto il punto, e coinvolti tutti gli attori di questo sistema complesso, allora potrebbe partire un vero progetto che dovrebbe rispondere ad una sola domanda: come e perché venire a Viterbo e perché rimanerci un po’?

Ecco perché bisognerebbe, forse, acquisire la conoscenza di un dato scientifico di partenza che non può essere empirico e approssimativo. Ecco perché per valorizzare bisognerebbe almeno, e per cominciare, magari solo non danneggiare l’esistente. Ecco perché il tratto identitario della nostra città non può essere solo intuito ma va circoscritto. E per metterlo sul mercato del turismo occorre un’analisi di mercato e investimenti mirati e tanta tanta pubblicità. Insomma una testa pensante, forse è politicamente corretto dire una cabina di regia  che coordini tutto ciò. Etruschi, medioevo, musica, folklore, caffeine varie, terme e sagre, ceramiche e sbandieratori, festival digitali e jazz, cinema e devozione, fiori e led, volontariato e volontari che puliscono.

Tutto bello se singolarmente preso. Ma alla fine tutta questa, confusa, “bellezza” ci salverà?

Laura Allegrini


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