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“Contributi, così si mette in ginocchio la cultura”

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Umberto Cinalli, Sel

Umberto Cinalli (Sel) 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Prendo spunto dalle vicende sui contributi per le attività del cartellone Estate viterbese 2013 e del successivo Natale.

Situazione grave, a fronte della presunta e denunciata riduzione dei contributi promessi e concordati con l’allora assessore alla cultura Barelli da parte di alcune importanti realtà culturali.

Situazione che rischia di mettere definitivamente in ginocchio un settore che vive di poche risorse ed è per questo fragile, seppure costituito da professionalità di grande valore e che tanto ha dato a Viterbo, spesso investendo €œdi tasca propria€. Le associazioni e gli operatori culturali devono fare -“ tuttavia e necessariamente – una sostanziale e circostanziata autocritica.

Le circostanze “informali” così come gli accordi verbali con i quali ad oggi ci si confronta con gli amministratori sono poco plausibili e – al dunque -€“ controproducenti.

Se avessero dato alle associazioni i soldi promessi e con relativo – minore – ritardo (al netto delle disfunzioni e delle carenze, degli accordi informali e dei nuovi ed assurdi parametri, ovvero le famose e poco chiare €œfasce di merito€) oggi non saremmo forse a protestare. Le denunce sarebbero probabilmente meno veementi e dolorose.

Se trasparenza e partecipazione significa avere tutti i soldi e in tempi certi, senza cambiare le regole di confronto (ovvero senza modificare il sistema “collusivo” di scelta dei progetti, senza programmazione né regole – es: di rendicontazione e con i necessari tempi per la informazione ante e post programma) tutto questo protestare è inutile e pretestuoso.

Senza un atto pubblico,€“ una determina, una delibera, una lettera di impegno – Barelli si sarebbe assunto oneri a titolo personale che non poteva mantenere e che non impegnavano l’amministrazione. Di questo deve risponderne – eventualmente – a titolo personale.

E le associazioni si sarebbero prestate in un processo che “ privo di garanzie e quindi al di sotto della soglia di sicurezza – costituisce un precedente pericoloso. Questo sistema è evidentemente collusivo nella misura in cui le parti sono “vincolate” da un accordo informale estromettendo implicitamente quelle che invece richiedono e pretendono chiarezza e trasparenza negli atti. Che ricordo sono pubblici e rispondono a criteri e parametri di legge.

Criteri e parametri che in questo caso non sembra siano stati rispettati. Ma paradossalmente “l’ente in quanto tale in questo caso è meno colpevole che in altri casi. Siamo di fronte a comportamenti personali inaccettabili che tuttavia a Viterbo sono la prassi.

Piangiamo quindi un male da noi stessi provocato, nutrito e conservato. E’ urgente educare gli operatori e i cittadini alla legalità e alla responsabilità. Occorre condividere un nuovo sistema di confronto che non prescinda dagli aspetti dell’etica e della trasparenza. Occorre una nuova consapevolezza da parte degli operatori privati della cultura, come del terzo settore in generale.

 Umberto Cinalli


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