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Diffamazione, un’altra condanna per Gianlorenzo

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Donatella Ferranti

Donatella Ferranti 

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – Non solo Angelo Allegrini. Nella cerchia dei diffamati dal giornalista Paolo Gianlorenzo c’è anche l’ex pm viterbese Donatella Ferranti.

Dopo la condanna per diffamazione a danno dell’ex segretario provinciale del Pd, spunta una nuova sentenza che, in primo grado, dà torto al giornalista.

Il tribunale di Cassino, sezione penale, ha dichiarato l’ex direttore di “Nuovo Viterbo oggi” colpevole anche della diffamazione a danno di Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia alla camera. Succedeva il 10 aprile 2013. La pena è di venti giorni di carcere. Ovviamente solo sulla carta, perché Gianlorenzo può beneficiare della sospensione condizionale della pena: niente detenzione carceraria, a meno che il giornalista non commetta reati dello stesso tenore entro i successivi cinque anni.

L’alternativa al carcere era la multa, ma il giudice Lo Mastro ha ritenuto la detenzione “più adeguata alla gravità del fatto e all’intensità del dolo”, come si legge sulla sentenza.

Ferranti, ex pm viterbese, aveva denunciato il giornalista per un articolo comparso sul quotidiano da lui diretto nel marzo 2009. Titolo: “Donatella la bionda dal Csm alla Camera”.

Un altro caso di diffamazione  da parte di Gianlorenzo, riconosciuto e sanzionato questa volta dal tribunale di Cassino. “Non si ravvisa nell’articolo alcuna finalità informativa”, scrive il giudice Lo Mastro. “L’unico scopo dell’autore è quello di gettare discredito sulla qualità morali e professionali della dottoressa Donatella Ferranti offuscandone la carriera giudiziaria e politica”.

Secondo il giudice, “affermare che la dottoressa Ferranti abbia ottenuto una candidatura per così dire “sicura” nel Pd quale premio per la fedeltà politica manifestata nell’esercizio di funzioni giurisdizionali costituisce un’evidente e gratuita offesa al decoro e alla dignità personale e istituzionale della parte civile”.

L’obiettivo dell’articolo sarebbe quello di tratteggiare la “figura gratuitamente distorta di un magistrato che per mire politiche ha strumentalizzato l’esercizio di funzioni giudiziarie”. Ma l’effetto è una sequela di illazioni senza prove: “La notizia che la dottoressa Donatella Ferranti sia stata asservita alla parte politica di riferimento durante il servizio in magistratura è del tutto infondata – prosegue il giudice -. Ed infatti il redattore è ben lungi dal motivare o dal tentare di dimostrare una tale pesante affermazione”.

E quanto all’appellativo di “Donatella la bionda”, per il giudice è “inadatto”, “dequalificante e ridicolizzante, avulso da ogni contesto e teso solo a sminuire la personalità della dottoressa”. Con una tecnica precisa: “l'”uso distorto e strumentale di parole non oggettivamente offensive, al fine di produrne un risultato allusivo di tenore diffamatorio ben percepibile dal lettore medio”.


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