Viterbo – Chiuse 2494 aziende, 24 hanno fatto crack.
In totale le società che nel 2013 hanno fallito a Viterbo sono 24. Il numero sembrerebbe non destare preoccupazione a una prima lettura. Ma se a questa cifra si aggiunge quella delle chiusure, allora tutto si complica.
Il 2013 è stato un anno estremamente difficile per l’economia. Specie per quella della Tuscia. Il rapporto Movimprese 2013 di Unioncamere, condotto da Infocamere, sottolinea che nella provincia di Viterbo si è riscontrato un saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni pari a -0,45%, mentre nel Lazio c’è stata una crescita del +1,39% e a livello nazionale del +0,21%.
Complessivamente nel 2013 nella Tuscia sono state 2.321 le imprese iscritte (erano 2.360 nel 2012), contro le 2.494 imprese cessate (erano 2.366 l’anno precedente), con un saldo negativo in termini assoluti di 173 imprese.
I fallimenti sono quindi solo la punta dell’iceberg di un malessere diffuso. Diffuso alla stragrande maggioranza dei settori. Dei 24 fallimenti, dieci riguardano il settore del commercio, sei l’edilizia, cinque i servizi, tre l’industria. Di queste 19 erano società di capitali, tre di persone e solamente due imprese individuali.
Il settore che a Viterbo ha sofferto maggiormente nel 2013 è dunque il commercio. Un dato evidenziato anche dalle tante chiusure di negozi registrate nel capoluogo. Dato in leggera controtendenza rispetto ai fallimenti italiani. Il settore infatti che ha fatto registrare più turbolenze è stato quello dei servizi, seguito a ruota da quello dell’industria.
Nel 2013 in Italia hanno chiuso i battenti 111mila imprese, il 7,3% in più rispetto al 2012 (dati Cerved) e questo a fronte del miglioramento degli indicatori economici. Secondo il Cerved nel 2013 in Italia sono fallite oltre 14mila imprese, il 12% in più rispetto al 2012.
Il momento nero dell’economia, stando ai dati, non sembra passato. Secondo l’analisi di Euler Hermes, riportata dal Sole 24 Ore di lunedì 7 aprile, il 2014 si preannuncia come annus horribilis.
I fallimenti potrebbero superare addirittura quota 14.500 facendo tornare il paese ai livelli del ’95-’96. Segnali positivi dovrebbero iniziare ad arrivare nel 2015.
Maria Letizia Riganelli

