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Fantappiè, il viterbese che aprì una finestra sull’universo

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Luigi Fantappiè

Luigi Fantappiè 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Per la maggior parte dei viterbesi il nome di Luigi Fantappié indica solamente l’omonima scuola media in via Bianchi.

Qualcuno avrà notato la lapide alla sua memoria posta all’ingresso della sua casa natale in via Mazzini; qualcun’ altro la sua tomba presso il cimitero di Bagnaia (lungo il muro di Nord Est adiacente la Strada Pian del Cerro), ma in effetti non rimane nessun altro ricordo pubblico di questo illustre concittadino.

Il tentativo, esperito alcuni anni or sono dall’ allora consigliere comunale Maurizio Federici, di istituire una fondazione a suo nome non ebbe esito per la assenza di interesse di uno degli interlocutori istituzionali (l’ Università della Tuscia).

Eppure Fantappié (1901-1956) fu, ai suoi tempi, uno dei più illustri matematici italiani. Discepolo del grande Volterra e contemporaneo dell’ altrettanto grande Severi con il quale collaborò lungamente, divenne famoso a livello internazionale per i suoi studi di analisi matematica classica; in particolare, è sua la teoria dei “funzionali analitici”, che ebbe all’ epoca notevole rinomanza. Dopo essersi laureato alla Normale di Pisa ed avere ricoperto incarichi di insegnamento nelle maggiori università italiane, fu infine chiamato da Severi a condirigere l’ Istituto Nazionale di Alta Matematica presso l’ Università di Roma.

Lavorò a lungo in Brasile, dove fondò l’ Istituto di Matematica della Università di Campinas, ed a Barcellona dove –anche lì- fondò una scuola durata decenni.

Durante gli anni della seconda guerra mondiale l’ interesse di Fantappié si spostò verso la fisica teorica, in particolare sulla questione delle simmetrie esibite dalle leggi fisiche. Fantappié non aveva una specifica competenza e sensibilità in questo settore e compì vari passi falsi; le sue idee sulla “sintropia” e l’evoluzione biologica guidata dal futuro, il suo tentativo di spiegare fisicamente i fenomeni paranormali e la velleitaria “teoria degli universi” furono prontamente (e giustamente) scartati dalla comunità degli studiosi come approcci dilettanteschi.

Tuttavia a volte succede che chi non è di un certo mestiere, ed è quindi libero dai preconcetti circolanti nel settore, faccia scoperte importanti laddove gli esperti non hanno, letteralmente, occhi per vedere.

Questo capitò anche a Fantappié con la teoria della relatività. Questa teoria era stata scoperta da un certo numero di studiosi (tra i quali spicca il nome di Einstein) all’ inizio del XX° secolo.

In pochissime parole essa afferma l’esistenza di una velocità massima di propagazione dei fenomeni fisici, numericamente eguale alla velocità della luce nel vuoto (300.000 kilometri al secondo). Quando si prendono in considerazione corpi che si muovono, rispetto all’ osservatore, a una velocità paragonabile a questa velocità massima i concetti di spazio e di tempo devono essere ridefiniti. Questa ridefinizione conduce alle famose stanezze della teoria della relatività: orologi che sembrano rallentare e così via.

Fantappié si accorse che la formulazione di Einstein della relatività non era la più generale possibile: accanto alla velocità massima doveva esistere anche una durata massima, che si stimò essere circa 15 miliardi di anni.

La teoria di Einstein era solo un caso particolare di questa teoria più generale e non ulteriormente estendibile (che Fantappié chiamò relatività “finale”), corrispondente a situazioni in cui le durate sono piccole rispetto alla durata massima. Le differenze tra la relatività di Einstein da tutti accettata e la relatività “finale” si sarebbero manifestate solamente nel campo delle osservazioni astronomiche cosmologiche, relative per esempio a galassie estremamente distanti.

La relatività finale, oggi universalmente nota come “relatività di de Sitter”, fu sviluppata da un brillante allievo di Fantappié, Giuseppe Arcidiacono, che dedicò a questo obiettivo lo sforzo di tutta la sua vita (morì nel 1998, dopo una lunga carriera universitaria a Roma e Perugia).

Questa teoria fu poi riscoperta, in modo indipendente, da molti altri ricercatori negli Stati Uniti, in Brasile, in Francia, in Cina. Diversi collaboratori di Arcidiacono hanno proseguito il suo lavoro in Brasile, in India ed in Italia. Oggi la relatività cosiddetta di de Sitter, ma in realtà di Fantappié ed Arcidiacono, è una delle teorie cosmologiche con le quali si cerca di spiegare i dati sullo spazio profondo provenienti dai grandi telescopi e dai satelliti di ricerca. Una parte importante di questi dati non si inquadra bene nella formulazione convenzionale della cosmologia, basata sulla relatività di Einstein, mentre la relatività di Fantappié-Arcidiacono offre spiegazioni migliori e più semplici.

Ad esempio, per fare quadrare i conti con la relatività di Einstein è necessario supporre che il 75 % della materia che compone l’ universo sia presente sotto forma di una misteriosa e non meglio definita “energia oscura”; l’ approccio di Fantappié-Arcidiacono non richiede questa assunzione. Anche la altrettanto misteriosa “materia oscura” –invisibile e di natura completamente ignota- della quale è necessario assumere l’esistenza per spiegare le modalità di rotazione delle galassie viene spiegata, nella relatività di Fantappié-Arcidiacono, con effetti particolari di natura geometrica.

In conclusione possiamo dire che più di mezzo secolo dopo la sua morte, una intuizione di Fantappié getta luce su fatti e fenomeni che ai suoi tempi –precedenti l’era spaziale- erano pressocché ignoti; e questa capacità anticipativa è una delle caratteristiche del genio. Alla luce di questi eventi appare quindi più comprensibile l’invito rivolto a Fantappié da Oppenheimer, padre dei buchi neri e del progetto Manhattan, ed a quel tempo direttore dell’ Istituto di Studi Avanzati di Princeton, di trasferirsi là per occupare il posto lasciato libero da Einstein. Le eredità di Einstein e di Fantappié, infatti, pur così differenti anche in termini di notorietà, costituiscono altrettante finestre aperte sulla comprensione dell’ Universo nel quale viviamo. L’invito non potè essere accolto per motivi di salute (Fantappié morì l’anno seguente); ci chiediamo come sarebbe cambiata la storia della scienza se le cose fossero andate diversamente.

Leonardo Chiatti
Fisico, allievo di Arcidiacono


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