Viterbo – Altro che trascurate e a pezzi, il problema delle fontane storiche a Viterbo è risolto.
Il sindaco Leonardo Michelini ha portato a termine un primo punto del suo mandato e nessuno se ne era accorto.
Con il prezioso aiuto dell’assessora ai Lavori Pubblici, l’insostituibile Raffaela Saraconi, il primo cittadino ha potuto trasformare in meno di un anno da parole a fatti, il suo amore verso le fontane del capoluogo. Risolvendolo, proprio come riportato nel volume che Michelini aveva fatto stampare durante la campagna elettorale.
Il titolo è tutto un programma. “Le fontane di Viterbo, storia, acqua e melma”. Detto, fatto. Storiche, perché storiche lo sono, quindi obiettivo raggiunto. L’acqua, quella c’è. A volte poca, in altre stagnante, ma c’è. Quindi, altro obiettivo raggiunto.
Infine la melma. Nell’ultimo anno, grazie alla cura di ferro imposta dall’impareggiabile duo Michelini – Saraconi, ha avuto modo di proliferare e moltiplicarsi a piacimento.
Perciò, tutto risolto. Nessuno si preoccupi e di sicuro gli ultimi a preoccuparsene sono gli inquilini di palazzo dei Priori. Stiano sereni quelli che praticamente ogni giorno fanno pervenire segnalazioni, si domandano il perché dello stato d’abbandono.
Le risposte sono già scritte nella preziosa pubblicazione, solo casualmente uscita durante il periodo elettorale e quindi per nulla in odor di propaganda.
S’ipotizzavano soluzioni per risollevare le fontane dal degrado in cui le precedenti amministrazioni le avevano abbandonate.
“Sarebbe auspicabile un lavoro di riqualificazione e un reperimento fondi… si propone inoltre una collaborazione con gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, con iniziative come Adotta un monumento.
Lo stato di degrado è fotografia di un’inefficienza, la valorizzazione del patrimonio archeologico, storico artistico e paesaggistico di Viterbo è un’impresa possibile”. Certo, è possibile. Possibile che non si risolva un problema che ha la soluzione già scritta?
Quando il Pd era all’opposizione in comune, lanciò l’idea di dotare ogni fontana di un impianto di ricircolo. L’obiettivo era risparmiare sulla bolletta idrica, qualcosa come duecentomila euro l’anno e investire i soldi nella pulizia e manutenzione, magari da affidare a un’impresa giovane o una cooperativa.
Una versione rivista e corretta dell’antico mestiere del fontaniere.
Niente di rivoluzionario e neanche troppo difficile da mettere in piedi. Ai Lavori pubblici ci staranno pensando. Con calma. Due impianti per il ricircolo, a fontana delle Erbe e a piazza della Morte sono stati predisposti.
Nell’immediato grande entusiasmo, grandi annunci. Poi il nulla. La situazione è stagnante, come l’acqua nelle fontane, appunto.
Poi succede che all’improvviso dal palazzo comunale si risveglino dal torpore in cui si trovano e facciano ripulire le fontane. Come a Pasqua. Un regalino, un contentino. Poi? Se ne riparla quando? Niente di sistematico e organizzato, come ci si aspetterebbe da chi ha mostrato tanto interesse ai monumenti di Viterbo.
Che purtroppo hanno un difetto. La cura delle parole produce solo melma.
Giuseppe Ferlicca






