Viterbo – Un mare di folla a ricordare il 30esimo anniversario della visita di santo papa Giovanni Paolo II. Una giornata che ha visto un trasporto straordinario della macchina di santa Rosa.
Tutti insieme per ricordare un giorno entrato a far parte della storia di Viterbo e che nessuno potrà cancellare dalla propria memoria e dal proprio cuore (fotogallery).
Una giornata storica organizzata per rivivere i momenti indelebili, le emozioni di 30 anni fa e sfogliare metaforicamente un album fotografico.
In occasione dei festeggiamenti il cuore di santa Rosa è stato scortato al duomo di Viterbo dove è stata celebrata la messa dal vescovo Lino Fumagalli allietata dai canti dell’unione musicale “A. Ceccarini” diretta dal maestro don Roberto Bracaccini.
Subito dopo la proiezione di un video delle immagini più significative di quel 27 maggio del 1984.
“I santi – ha ricordato il vescovo durante l’omelia – sono dei modelli di vita e papa Giovanni Paolo II deve essere un esempio nella nostra vita di fede e dedizione totale al compito che il Signore ci ha affidato”.
La visita di Giovanni Paolo II, ha sottolineato poi il vescovo nella sala del conclave, deve essere motivo di “sano orgoglio per un passato glorioso, e bisogna impegnarsi doppiamente per continuarlo ed accrescerlo”.
Presenti alla manifestazione tra gli altri, il sindaco Leonardo Michelini, il presidente della provincia Marcello Meroi, il vicesindaco Luisa Ciambella, il presidente del sodalizio dei facchini Massimo Mecarini, Nello Celestini, Contaldo Cesarini, l’allora sindaco presente alla visita di papa Giovanni Paolo II, Silvio Ascenzi.
“Ricordare Giovanni Paolo II – ha detto Meroi – è ricordare un grande uomo e un grande papa. Ha riscritto la storia negli ultimi 20 anni. Ha fatto della sua vita un esempio per tutti. Ha lasciato una traccia in un momento difficile e complicato, dove si dimenticano i valori essenziali”.
Poi un ricordo della giornata da Mecarini. “Ci bagnammo un sacco in quella giornata, ma siamo stati molto privilegiati. Abbiamo potuto toccare la mano di Giovanni Paolo II. Si capiva già che sarebbe asceso alla dignità di santo”.
“Andai a san Pietro e colsi l’occasione – racconta Nello Celestini -. Invitai il papa a Viterbo perché doveva vedere la forza e la volontà dei facchini”.
Silvio Ascenzi ha ricordato quanto è stato bello quell’anno e quanto tutta la gente si sia impegnata per la riuscita dell’evento.
Ma soprattutto ha sottolineato quanto le forse politiche fossero state unite in quel momento.
“Che l’intercessione di Giovanni Paolo II – ha affermato Ascenzi – possa tornare a Viterbo in questo momento di crisi. E possa far fare un passo avanti a tutta l’economia viterbese”.
Una partecipazione quella dei cittadini ricordata anche dal sindaco Michelini: “Vedere le persone lavorare anche con la pioggia è stato impagabile. Riuscire a completare tutte le opere fu veramente incredibile. Ci fu un grande senso di partecipazione. Il comune era un tutt’uno. Giovanni Paolo II ha trasmesso un senso di religiosità diverso, faceva vedere che il mondo non aveva confini”.
Elisa Cappelli








