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“Il Movimento 5 stelle porta sfiga”

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Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista

Gianluca De Dominicis e Fabio Rossi

Gianluca De Dominicis e Fabio Rossi

I 5 stelle e piazza Unità d'Italia

I 5 stelle e piazza Unità d’Italia

I 5 stelle e piazza Unità d'Italia

I 5 stelle e piazza Unità d’Italia

Roberta Lombardi

Roberta Lombardi

Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista

I 5 stelle e piazza Unità d'Italia

I 5 stelle e piazza Unità d’Italia

Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista

Viterbo – “Stasera abbiamo riempito Viterbo”.

Arrivano i parlamentari 5 stelle a piazza Unità d’Italia e Alessandro Di Battista dà la carica agli oltre cinquecento venuti ad ascoltare lui e i suoi colleghi. (fotocronaca: Alessandro di Battista show I 5 stelle fanno il pieno).

L’incontro si chiama Vinciamo noi tour e sul palco tutti, candidati alle Europee, comunali, deputati, consiglieri del movimento, lo gridano. Sono carichi. Contro il governo, il sistema. Il più diretto è  Di Battista. Che fa una rivelazione. Il movimento 5 stelle porta sfiga.

“Qualche settimana fa siamo andati a fare un’ispezione  alll’Expò di Milano – dice Di Battista – come parlamentari della Repubblica. Tra una colata di cemento e l’altra, c’era un tale ingegner Paris cui ho chiesto informazioni su corruzione, infiltrazioni. Mi ha risposto che non erano affari che lo riguardavano. L’altro ieri l’hanno arrestato”.

Logica deduzione: “C’è un mio collega che sostiene come il Movimento 5 stelle porti sfiga. Non ha tutti i torti. Andiamo all’Expò e una settimana dopo scattano gli arresti, andiamo a Salerno a vedere un edificio e il giorno dopo il Consiglio di stato boccia tutto. Andiamo a Messina davanti allo stretto e il giorno dopo esce la notizia del deputato Genovese per il quale è stato richiesto l’arresto”. Sfiga costruttiva?

Di Battista è l’ospite più atteso, parla per ultimo. Non si separa un attimo dal suo ipad. Appena arriva riprende la folla dall’alto, quindi scende, ma continua a documentare ogni istante o quasi. Strette di mano, saluti, abbracci e tante foto ricordo. Sul palco mescola racconto e ironia, politica e battute. Ricorda qualcuno.

Apre la serata Gianluca De Dominicis, avvertendo che non sarà un comizio. La serata fa il pieno pure online. Quando parla Di Battista, si arriva a oltre 250 contatti. Ma lo share è alto anche per Bernini, Ruocco, presentata dal padre di Di Battista, Vittorio, Blasi e tutti gli altri.

Fino ad Alessandro Di Battista. La folla applaude, gli arrivano suggerimenti dal pubblico che lui coglie, si sente una voce in particolare, a sinistra del palco. Gli grida bravo: “Abbiamo sempre il tizio del Movimento 5 stelle Romania – dice Di Battista – non so se lo avete mai visto, evitatelo”. Scatta un altro incitamento: bravo. “Ogni volta che parla lui – continua Di Battista – perdiamo il 2 – 3 per cento in Italia. Sto scherzando, ma in Romania siamo fortissimi”.

Quindi con orgoglio: “Guardate stasera la piazza a Viterbo, un popolo italiano sovrano passa le domeniche sera a partecipare a un evento di politica. Questa è già una vittoria, abbiamo già vinto”.

Da un anno qualcosa per Di Battista è cambiato. “Non si parla più della nostra inesperienza, di quelli che pensano solo agli scontrini, ai conti sui rimborsi. Comunque, rendicontando abbiamo restituito quasi dieci milioni di euro in un anno. Pensate se tutti rendicondassero”.

La vita in Parlamento non è facile. Per ottenere qualcosa si sono dovuti ingegnare. Di Battista racconta la tattica del trolley. “Il giovedì al guardaroba della Camera ci sono tutte le valige dei parlamentari pronti a partire fino a lunedì. Noi andiamo dal delegato Pd d’aula e gli facciamo presente che iniziamo ostruzionismo nei lavori alla Camera, andiamo avanti quattro giorni. Tanto siamo giovani non abbiamo problemi di prostata, qualcuno di loro, invece, sì.

Così, vengono da noi a chiederci cosa vogliamo. Inizia una contrattazione da mercato del pesce sugli emenamenti. Questo è il Parlamento italiano. O facciamo così o non otteniamo risultati”.

Tanto per rendere più colorita l’esposizione Di Battista racconta dettagli sui trolley dei parlamentari. “Quello di Brunetta è piccolo, quello di Renzi è come quello di Berlusconi, quello della Santanché è tutto di plastica”.

Non sempre, però, riescono ad  averla vinta. Non sul taglio alle pensioni d’oro. “Quelle da 30 – 40mila euro al mese. Ci hanno detto che non si possono tagliare, sono diritti acquisiti. Ma perché, quelli degli esodati non erano diritti acquisiti? E i disoccupati? E i cassaintegrati di Civita Castellana? Ci sono 44 fabbriche, 42 sono in cassa integrazione”.

Sorride, ma guai a dirgli che pure nel Pd ci sono brave persone: “Se sei bravo non stai nel Pd. Iniziamo a mettere le cose in chiaro. Sarà pure una brava persona, ma fa parte del sistema. Come Civati che il giorno vota con il Pd, poi la sera va a casa e sfoga la sua delusione su Facebook spiegando che avrebbe volute votare con il Movimento 5 stelle, ma alla fine ho votato come il Pd, ma non la pensa come il Pd… Ma stai con il Pd.

Detesto l’ipocrisia. Almeno Berlusconi su Scajola l’ha detto: che ha fatto? Ha aiutato un amico a scappare. L’ha detto…mentre gli colava il phard”.

Di Berlusconi non vuole parlare, ma ne parla: “Non voglio parlare di Berlusconi, ormai è passato. Ieri ha fatto un comizio con la Brambilla e la chiamava con svariati nomi. C’erano quattro cani, parlava con loro, si sentiva frate Francesco”.

E se Berlusconi per Di Battista è passato, il vero problema è un altro: “Si chiama Pd il vero problema. E’ infiltrato ovunque. Immagino anche qui negli ospedali. Qualcuno a Viterbo si deve raccomandare per avere un posto letto per un parente”. Ma una parola buona c’è anche per Sel: “Altro che opposizione, in parlamento sono la stessa cosa e alle Europee si vergognano a chiamarsi con il loro nome, si presentano con quello di un partito greco”.

Quindi mette in guardia. “Non fatevi fregare da chi cambia nome alle cose, ai partiti, sono sempre loro. Le guerre le chiamano missioni di pace l’Imu, service tax e Berlusconi lo chiamano Renzi, ma sono la stessa cosa”.

Alla fine l’ultimo invito: non foto, ma firme. Per le proposte del movimento da sottoscrivere al gazebo, fra cui quella per il taglio dei compensi ai consiglieri regionali. Si forma la fila, ma c’è comunque tempo per fare anche un paio di scatti.

Giuseppe Ferlicca

 


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