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Una passeggiata tra… Ercole e Lorenzo

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Antonello Ricci

Antonello Ricci 

Viterbo – Dopo il bel successo di pubblico per l’incursione garibaldina a Ischia di Castro domenica scorsa, le “passeggiate di Davide Ghaleb editore” tornano a Viterbo, nell’ambito della Biennale d’Arte Creativa di Viterbo 2014.

Venerdì 30 maggio alle 18.

A Viterbo in piazza San Lorenzo (ai piedi della scala del palazzo dei Papi). Davide Ghaleb e Banda del Racconto presentano Tra Ercole e Lorenzo – passeggiata/racconto sul colle delle origini viterbesi (tra cronache e leggenda). Di e con Antonello Ricci. Con la partecipazione di Olindo Cicchetti.

L’itinerario si snoderà tra loggia dei papi, salone del Conclave, interno del duomo, giardino del Vescovado (eccezionalmente visitabile per l’occasione) e interni en plein air del Museo del Duomo.

Come sempre il biglietto consiste nell’acquisto di un libro a scelta fra quelli del ricco catalogo di Davide Ghaleb Editore. L’evento è realizzato in collaborazione con Archeoares.


Ogni passato non è che un sogno già sognato. Foschia d’immagini al risveglio. Residuo-traccia di continenti sprofondati, di ere popoli civiltà inghiottiti dal nero tempo. Anche questo suolo su cui poggiamo i piedi e che chiamiamo: Viterbo.

Dalla leggenda medievale di un tempio classico e di un castello di fondazione erculea al mito anniano della Etruria Urbs: la favolosa capitale mai esistita. Dalla decollazione a ponte Camillario dei martiri Valentino prete e Ilario diacono al bombardamento alleato su Viterbo il 17 gennaio 1944. Cronisti cittadini e storici locali. False epigrafi e apocrifi letterari. Fonti agiografiche, sonetti barocchi, diari di storici dell’arte: tutto ci riconduce qui, su questo colle, come a una nostalgia. Ogni racconto ogni resoconto (finanche il più dettagliato) ogni sbiadito ricordo ogni componimento d’occasione (pure il più effimero: celebrativo o apotropaico).

Tutto ritorna qui sul colle di San Lorenzo: dove la nostra storia dovette pure avere il suo incipit un giorno lontano. E che sia cosa vera ce lo ricordano coi loro studi pieni di rigore fior fiore di archeologi. I loro ritrovamenti, i loro carotaggi. Ma questo desiderio/bisogno di sognare: in fondo è cosa semplice a spiegare. Si tratta di un’urgenza, eterna e universale, di origini e radici. Per stare meglio in piedi. Per abitare meno infelici questa terra.

Per transitarvi con sentimento e dignità di presenza. Peccato che la storia di un popolo (la storia di ogni comunità) non conosca vere fondamenta: essa è piuttosto perenne trauma e metamorfosi (di tutto in tutto: macerie fumanti che si fanno rovine e suvvia daccapo). La storia è palafitta, semmai, che affondi i suoi pali nel limo e nella torba di mille preistorie orali: sciabordio di flutti in mare scuro come vino. Mare del caos e dell’oblio. Dai tempi di cantori e narratrici. Dal pantheon del mondo classico al cosmo nuovo dei cristiani. Astri sorgenti avvicendano morenti mondi, li biasimano, ne prendono le distanze.

Al tempo stesso però insistono a nutrirsene: ne assimilano reinterpretano sconvolgono vivificano rilanciano secondo nuove chiavi rottami di universi narrativi un tempo condivisi poi disertati: da Ercole a Lorenzo. Tra Ercole e Lorenzo.

Antonello Ricci


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