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Rapina al “Risparmio casa”, condannati in tre

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Operazione Sharing - Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing – Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing - Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing – Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing - Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing – Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing - Le immagini di una rapina

Operazione Sharing – Le immagini di una rapina

Operazione Sharing - Le immagini di una rapina

Operazione Sharing – Le immagini di una rapina

Operazione Sharing - Le immagini di una rapina

Il negozio Risparmiocasa in cui è avvenuta la rapina

Il negozio Risparmiocasa in cui è avvenuta la rapina

Il negozio Risparmiocasa in cui è avvenuta la rapina
Il negozio Risparmiocasa in cui è avvenuta la rapina

Operazione Sharing - Le armi sequestrate

Operazione Sharing – Le armi sequestrate

Operazione Sharing - Le armi sequestrate

Operazione Sharing – Le armi sequestrate

Viterbo – (s.m.) – Rapinarono il “Risparmio casa” con fucile e mitraglietta. Era il 13 ottobre 2012 (fotocronaca – video).

Nel negozio in via Garbini entrarono in tre, armati fino ai denti. Il tribunale di Viterbo li ha condannati ieri mattina: quattro anni e dieci mesi a Fabrizio Rabbia, due anni e otto mesi ai complici Stefano Pace e Alfredo Guizzardi.

Furono loro a irrompere nel punto vendita di casalinghi poco prima della chiusura. Erano le 19,30. Il negozio era pieno. I tre, felpe bianche e nere e volto coperto da foulard, intimarono ai dipendenti di sdraiarsi a terra e rimanere immobili. Oltre a urlare, insultare e bestemmiare, si accanirono sui clienti già terrorizzati: una signora che faceva la spesa col figlio fu rinchiusa in uno stanzino e minacciata con la mitraglietta. Se ne andarono con 3mila euro, dopo aver seminato il panico.

L’arresto scattò nel maggio dell’anno scorso nel blitz “Sharing”. I carabinieri del nucleo investigativo, operativo e della stazione di Viterbo rintracciarono la banda dopo una serie di perquisizioni nella zona di Roma Est, tra i quartieri Casilino e Tor Vergata. 

Due settimane dopo il colpo del 13 ottobre, a Viterbo, ne avevano messo a segno un altro in un Carrefour a Roma. Stesse modalità e stessa macchina: una Lancia Y elefantino di colore nero.

Proprio l’automobile li avrebbe traditi. Dalla targa, indicata da testimoni, sono partite le prime indagini, coordinate dal pm Massimiliano Siddi. Fino agli arresti del maggio 2013 e alla scoperta di una batteria di rapinatori attiva alla periferia di Roma come in trasferta.

E’ dall’automobile che prende il nome l’operazione “Sharing”. Gli inquirenti avrebbero notato una specie di condivisione delle risorse impiegate per mettere a segno i vari colpi. Come la macchina, usata da più persone come mezzo di trasporto per raggiungere gli obiettivi, colpire e scappare. 

Nel covo dei rapinatori sono state trovate anche armi da guerra, tra cui una mitraglietta scorpion, del tipo utilizzato anche nel periodo delle brigate rosse e un fucile monocanna calibro 12 con il manico richiudibile. E poi parrucche, passamontagna e cocaina.

Le difese puntavano sull’indiziarietà del processo e sul pentimento degli imputati, pronti ad andare in comunità per risolvere i loro problemi di tossicodipendenza. Ma non è bastato. Per il gup Salvatore Fanti l’unica strada possibile, al termine del processo con rito abbreviato, era la condanna con pene severe e multe salate, dai 1300 ai 2400 euro.

Su Guizzardi e Pace pendeva già una condanna per l’altro colpo a Roma: quattro anni e 1400 euro di multa per il primo; due anni e 1600 euro per il secondo. Più gli altri due anni e otto mesi della nuova condanna. 


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