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Consiglio comunale allo sbando

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Il consiglio comunale

Il consiglio comunale 

Viterbo – (g.f.) – Consiglio comunale allo sbando. Il regolamento sugli asili nido si trasforma nel regolamento dei conti fra maggioranza e opposizione.

La seduta convocata appositamente per approvare il regolamento, dopo che la volta scorsa era saltata per mancanza del numero legale, non riesce ancora una volta a evadere la pratica. Ed  è bagarre tra maggioranza e opposizione.

Per tutta la mattinata, la minoranza non ha dato tregua.

In particolare Luigi Maria Buzzi (FdI), ha contestato e fatto le pulci a ogni articolo del regolamento. Coordinamento pedagogico, formazione delle educatrici, spazio esterno alle strutture più o meno presente, ce n’è per tutti i gusti.

Ogni articolo viene esaminato al microscopio. Dopo quattro ore, sono approvati solo dieci articoli. Dal 24 al 34. Il tutto tra una sospensione e l’altra.

La discussione s’accende particolarmente nel momento in cui si passa dalla parte del regolamento che riguarda il pubblico, a quella che interessa le strutture private e convenzionate. “Analizzarle separatamente – fa notare Gianmaria Santucci (Fondazione) – significa creare confusione, non c’è uniformità”. Quello che vale per il pubblico può non valere per gli altri”.

Santucci propone anche di rinviare l’approvazione dei rimanenti punti per uniformarli. Invece si va avanti con il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione. Baccio di ferro che Claudio Ubertini (FI) bolla come un “atto di forza del centrosinistra“.

Dai banchi del centrodestra parte pure  l’accusa d’approssimazione e impreparazione verso gli scranni della maggioranza che sostiene –  si fa per dire – il sindaco Leonardo Michelini.

L’assessore ai servizi sociali Fabrizio Fersini (Pd) rispedisce l’accusa al mittente: “Si sta discutendo da sette mesi – tuona –, siamo andati quattro volte in regione. Ci siamo anche confrontati con realtà eccellenza come quelle di Reggio Emilia. Sono state fatte dieci commissioni sull’argomento e spesi settemila euro. Non accetto che si dica ora che stiamo improvvisando”.

Il dibattito s’inceppa e si va al corpo a corpo sulla possibilità di sospendere o meno la seduta e rinviare tutto a giovedì, dopo avere tentato una mediazione in commissione. Il centrosinistra fa due conti e si accorge che tra due giorni non avrà i numeri per garantire il numero legale. Quindi vorrebbe andare avanti. Ma poi tenta una mediazione.

Ma a Livio Treta, che prova a chiedere all’opposizione di garantire il numero legale giovedì, Santucci replica in modo “animato”: “Come possiamo garantire noi il numero su un regolamento per il quale non sappiamo ancora come sarà articolato e del quale non sappiamo nemmeno se saremo d’accordo?”, manda a dire alla maggioranza.

Ubertini, capogruppo di Forza Italia, prende la parola per chiedere al presidente del consiglio Filippo Rossi di aggiornare la seduta. Cosa decisa dalla riunione della conferenza di capigruppo durante la sospensione del consiglio.

“Non si tratta di sospendere – osserva Ubertini – ma di chiudere la seduta, anche perché alle 15 è convocata una commissione a via Garbini”. Sono le 14.50. Ma i consiglieri di maggioranza non sono d’accordo.

Si passa dalla seduta di consiglio alla caciara allo stato puro e alla commedia dell’assurdo. Con il presidente Rossi che non sa che pesci prendere e chiede al segretario generale conforto e consolazione. Arriva un’altra sospensione. Il segretario generale dice che la seduta può andare avanti.

Ma l’opposizione non molla.

E sul parere del segretario generale s’abbatte l’ira di Santucci: “Un parere fuori dal mondo”. E accusa il centrosinistra di rimangiarsi la parola data pochi minuti prima: “Non è la strada giusta – osserva Santucci – se viene meno quello che dite a poca distanza, non si va avanti”.

Alla fine si arriva alla sospensione del consiglio, con Luigi Maria Buzzi (FdI) che garantisce la presenza per la seduta di giovedì.

Il tutto dopo che per tutta la mattina la minoranza ha fatto le pulci a ogni articolo del regolamento. Cinque ore e mezza di scontro per rimandare ancora una volta l’approvazione finale a giovedì mattina.


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