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“Riforma Aci-Motorizzazione, no a scelte che peggiorano il servizio”

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Sandro Zucchi

Sandro Zucchi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’idea di chiudere l’Aci, Ente pubblico non economico, e passare tutto armi e bagagli al ministero dei Trasporti in modo particolare alla Motorizzazione civile appare una manovra ingiustificata a danno di chi, effettivamente non grava sulle casse dello Stato.

Il presidente dell’Automobile Club di Viterbo Sandro Zucchi e il direttore Lino Rocchi, chiariscono le possibili conseguenze di una riforma in tal senso.

I lavoratori dell’Aci e del Pra, più di 3000 su scala nazionale, percepiscono il loro stipendio attraverso i servizi che erogano agli automobilisti che si recano agli sportelli, (emolumenti), quindi non gravano sulla fiscalità generale, con il passaggio nei ruoli del Ministero dei Trasporti, (Mctc, che ne vuole solo 2500, e gli altri?) il costo di oltre 121 milioni di euro annui sarà a carico di tutti i cittadini Italiani.

Unificare gli archivi nazionali di Pra e Motorizzazione è una delle semplificazioni che l’Aci auspica da decenni, ma mentre l’Aci gestisce il proprio archivio tramite i lavoratori di Aci Informatica Società in house dell’Aci, (pronta già a livello tecnologico alla gestione dell’archivio unificato) e quindi a totale carico dell’Aci stessa, la Motorizzazione appalta esternamente tale servizio, per i prossimi 3 anni sono previsti 110 milioni di euro a carico di tutti i cittadini italiani.

Gli utenti oggi hanno la possibilità, attraverso lo sportello telematico, di effettuare con un solo accesso, il disbrigo di ogni pratica riguardante i veicoli pagando direttamente agli sportelli del Pra, (sono più di 2 milioni di utenti che annualmente si rivolgono ai nostri sportelli), per fare la stessa operazione in Motorizzazione i cittadini devono prima passare a pagare i bollettini alle poste, (infatti, solo 52.000 utenti l’anno si rivolgono ai loro sportelli), con un aumento dei disagi e del gravame dei costi dei bollettini stessi; un bel guadagno per le poste, un altro prelievo per le tasche dei cittadini.

Per disbrigare una pratica con un solo accesso i cittadini si vedranno costretti a rivolgersi alle agenzie private, che prendono in media circa 100 euro a pratica, quindi ulteriore prelievo nelle tasche dei cittadini.

Alla fine dei conti, abolendo il pra lo Stato avrà, di fatto, un aumento dei costi che va da un minimo di 367 milioni a un più probabile 393 milioni di euro.

Ultimo ma non per importanza il problema dei 500 lavoratori non previsti dall’eventuale assorbimento cui si sommano altri 500 di Aci informatica, la riforma genererà nuovi ulteriori disoccupati oppure successive decine di milioni di spese a carico dello Stato? In ogni caso un disastro sociale!

Se la riforma invece, affidasse tutti gli aspetti amministrativi all’Aci, (Ente Pubblico non Economico), e trasferisse anche gli eventuali esuberi che si creerebbero in Mctc, si avrebbe un servizio efficiente, (ricordiamo che negli obiettivi degli uffici provinciali c’è la consegna a vista delle pratiche ai privati e nella giornata agli operatori professionali), e lo Stato risparmierebbe da un minimo di 150 milioni a un probabile 200 milioni di euro l’anno.

In conclusione, l’Aci, oggi è anche e soprattutto, educazione e sicurezza stradale, è trasporto sicuro, è assistenza agli automobilisti, è sport, eccetera. Il tutto svolto con competenza e professionalità, (certificati dal ministero della pubblica amministrazione e innovazione con l’iniziativa “mettiamoci la faccia” 582.434 utenti su 597.189 pari al 97,5% hanno espresso soddisfazione del servizio ricevuto), e con la sicurezza di un Ente pubblico che non pesa sulle casse dello Stato, ma si alimenta con i servizi resi a chi si rivolge ai suoi lavoratori, deve essere, quindi, considerato un fiore all’occhiello del sistema Italia e il suo modello va preso ad esempio, altro che chiuderlo.

Aci Viterbo


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