Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Penso sarà concesso di esprimere una personale soddisfazione e compiacimento per il risultato di domenica. Un processo di cambiamento incrociato anni fa ha vissuto una tappa decisiva; l’ampiezza del consenso verso la proposta di Matteo Renzi non lascia dubbi. Sono ancor più contento registrando che ormai non incontra più dubbi, distinguo, per non parlare delle demonizzazioni e dei veri e propri anatemi come solo avveniva fino a poco fa; cominciati a sciogliersi dopo l’8 dicembre, oggi sono spazzati via con questa vittoria straordinaria.
Il risultato è frutto di una fiducia e di una speranza di cambiamento e riforma profonda del sistema paese ; il nuovo PD di Renzi è apparso il soggetto più credibile a interpretarlo e realizzarlo.
Sulla spinta del voto potremo portare in Europa una richiesta di politiche più attente allo sviluppo e alla creazione di lavoro , portare una ricetta di centrosinistra vincente.
In Italia avere più forza, profondità, velocità nel mettere mano ad un riassetto più equilibrato e funzionale delle istituzioni; per un bipolarismo governante; per eliminare sprechi ed appesantimenti nella macchina pubblica; per andare avanti nella missione impegnativa di incidere sull’ipoteca del debito ed insieme sul record della pressione fiscale per chi paga e quello insopportabile dell’evasione; per combattere la ramificazione di poteri criminali e di corruzione che imprigiona pezzi importati della nazione e tiene alla larga qualsiasi ipotesi di crescita civile ed economica; per compensare deficit importanti in settori strategici come energia, trasporti, formazione ed istruzione, ricerca; per dire basta a una giustizia buona solo per chi può concedersi bravi avvocati e che per il resto la giustizia non la rende quasi mai e mai comunque con certezza esigibile e definitiva; per invertire la deriva di un lavoro meno pagato ma più costoso; per riconsegnare un futuro a generazioni intere bypassate; per sciogliere un coacervo di rendite di posizioni che cristallizzano la mobilità sociale , umiliando meriti e amplificando differenze ed ingiustizie, condannando interi settori all’obsolescenza nel rifiuto dell’innovazione e di una sana competizione.
Insomma una grande impresa di rinascita e riforme che l’Italia aspetta da anni, troppi anni.
Ognuno è chiamato a fare la sua parte; Renzi dimostra di voler essere coerente coi fatti a questi intendimenti e per questo domenica ha raccolto questa grande fiducia. Oltre a plaudire , il miglior aiuto che si può dare è avere lo stesso stile , adottare la stessa misura , la stessa concretezza e coerenza, nel proprio ambito, nei propri territori, nelle nostre comunità. L’approccio riformatore non riguarda solo Palazzo Chigi, ma anche il nostro giardino – è non c’è che l’imbarazzo della scelta per misurarsi su questo terreno.
Di questo l’Italia ed anche la Tuscia ha detto di aver bisogno. Il nuovo PD non ha proposto agli elettori la ricetta più sbrigativa, non cerca scuse, non si rifugia nella propaganda, non coltiva se stesso come inizio e fine di ogni cosa, non vive il proprio simbolo come bollino di garanzia e impunità. Si confronta con gli altri e anche con se stesso.
Chiede di essere giudicato sulla qualità delle proposte , delle cose fatte , della classe dirigente selezionata . L’elettorato sceglie sempre a ragion veduta. La contemporaneità col voto amministrativo lo testimonia ; nello stesso momento può fare – e giustamente fa – scelte che possono apparire contrastanti. Pesa, premiando o punendo secondo i casi, scelte, candidati, programmi, pratiche. Anche dove abbiamo speso il meglio, e non abbiamo avuto riscontro positivo, dobbiamo riconoscere che forse non era sufficiente; senza drammi, ipocrisie, scorciatoie assolutorie.
Il 25 maggio è decollata una nuova storia, che s’è fatta largo vincendo ogni conservazione e scetticismo, ridando speranza ad una nazione. Il peggior delitto sarebbe servirsene piuttosto che servirla con lealtà e trasparenza, anche facendosi da parte per lasciarla passare e correre.
Sandro Mancinelli
Pd
