Viterbo – “Trovo dove abiti e ti vengo a tagliare la gola”.
Aprire la posta su Facebook e leggere un messaggio del genere, condito da una serie d’insulti irripetibili, non dev’essere piacevole. E non lo è stato per Daniela Bizzarri, consigliera comunale Pd, che si è ritrovata le minacce, arrivate da un account del social network del quale sarebbe stata individuata la provenienza, dopo avere sporto regolare denuncia.
Tutto ha avuto inizio la mattina del 30 gennaio, quando a seguito di fatti avvenuti in parlamento, Bizzarri scrive sulla bacheca di Donatella Ferranti, deputata Democratica e amica della consigliera.
“Cara Donatella, dovete mettere fine a questa vergogna – scrive Bizzarri – come italiana mi sento offesa e disgustata per un comportamento che non ha precedenti nella storia”.
Non passa molto tempo, nel pomeriggio a Daniela Bizzarri arriva la richiesta per togliere il commento dal profilo di Donatella Ferranti.
La risposta è negativa e la reazione via messaggio è quasi istantanea: “Tu stai dalla parte di una – le scrivono dal profilo – che dà ragione a chi fa uso di violenza su una donna, vergognati”.
La replica di Bizzarri è netta: “Vi dovreste vergognare voi, uomini e donne, per la vergognosa immagine che state dando della nostra Italia e non cercare di strumentalizzare me che non ti conviene, anzi, evita di scrivermi”.
Pensando con questo d’avere messo la parola fine a una poco piacevole conversazione. Invece, la replica all’altro capo del computer non deve essere piaciuta, tanto che arriva una sfilza di offese, le peggiori che si possano rivolgere a una donna e quindi la minaccia: “Occhio che trovo dove abiti e ti vengo a tagliare la gola.
Ora inizio a entrare nel tuo pc, poi vedi che succede”.
Sarebbe già abbastanza per preoccuparsi, ma accade contestualmente anche un episodio che mette ancora più in ansia la consigliera Pd.
“Subito dopo avere ricevuto il messaggio – ricorda Bizzarri – il mio computer si è bloccato”. Inquietante coincidenza.
Fatto sta che il giorno dopo Daniela Bizzarri è andata in questura a sporgere denuncia, preferendo non parlarne, non sapendo da chi arrivassero le minacce. Poi le indagini avrebbero portando all’individuazione della persona che ha scritto i messaggi, spingendo la consigliera a raccontare la sua esperienza.
Chi l’ha minacciata, probabilmente avrà avuto l’erronea convinzione che se una frase o una minaccia viene fatta tramite un social network o magari via posta, anche privata, abbia meno valore che altrove. Ma non c’è una legislazione a parte per la rete. Valgono le stesse regole rispetto a qualsiasi altro luogo. Così come identiche sono le conseguenze penali.
Giuseppe Ferlicca
