Civitella d’Agliano – Assolto con la formula più ampia.
E’ un incubo a lieto fine il processo al forestale C.R.. L’ispettore capo di Bagnoregio, oggi in pensione, è stato scagionato dall’accusa di abuso d’ufficio.
La sua vicenda giudiziaria, durata due anni tra udienza preliminare e processo, si lega alle cave abusive spacciate per bonifiche agrarie a Civitella d’Agliano.
Per quei terreni scavati e svuotati illecitamente, in località Ontaneto, il tribunale di Viterbo ha condannato a due anni in primo grado l’ex sindaco di Civitella Roberto Mancini e l’imprenditore Domenico Chiavarino.
Il pm Fabrizio Tucci accusava il forestale di aver consigliato l’ex primo cittadino su come far archiviare un verbale elevato dai suoi colleghi del Nipaf (Nuclei di polizia ambientale e forestale): una multa dai 35mila ai 350mila euro a Chiavarino e al proprietario del terreno foracchiato in profondità.
Per l’accusa, l’ispettore aveva passato il segno. Non solo partecipando a una riunione nell’ufficio dell’ex sindaco sulle cave in questione, ma anche per aver evitato di interrompere l’illecito in atto. Niente di tutto questo, secondo la difesa. Gli avvocati Francesco e Roberto Massatani hanno sottolineato che fu proprio l’ispettore, nel 2006, a informare la procura di quelle bonifiche agrarie sospette.
Per i legali, quella a Mancini è stata una semplice consulenza in buona fede. La risposta a una domanda del sindaco, senza alcuna intenzione di aiutarlo nell’attività illecita in concorso con Chiavarino.
Un processo che, per la difesa, “si era sgonfiato già dall’archiviazione dell’accusa iniziale di concussione”: nelle intercettazioni raccolte, si sarebbe parlato dell’ispettore come di uno che avrebbe accettato emolumenti, come un trattore. I legali dimostrarono che non era vero. Per C.R. rimase solo il reato di abuso d’ufficio, oggi cancellato dall’assoluzione.

