Viterbo – De profundis per Castel Firenze.
Castel Firenze era stato definito così perché era stato progettato e costruito ispirandosi a Palazzo della Signorìa dal colonnello Ancillotti, di origine fiorentina, all’inizio degli anni ’20. Un articolo del Corriere del Lazio e della Sabina, datata 10 giugno 1923, ne esalta le forme architettoniche e i pregiati interni affrescati.
Quattro generazioni di viterbesi che hanno percorso via della Grotticella hanno potuto osservare meravigliati quella singolare costruzione rossastra, così diversa nelle forme dalle solite villette e palazzine sorte in forme anonime lì intorno, tra gli anni ’60 e gli anni ’90. Qualche parallelo stilistico si può forse ritrovare nel Palazzo dell’Economia, sorto non a caso agli inizi degli anni’30. Una costruzione kitsch, Castel Firenze? Il kitsch è un concetto soggettivo, ed è stato persino sdoganato sul piano dell’espressività artistica.
La verità è che, per incuria, quella costruzione non ha ricevuto alcun vincolo storico, artistico, paesaggistico o urbanistico che fosse; così, chi non aveva scrupoli del genere lo ha potuto abbattere senza tanti complimenti.
Castel Firenze non era antico, era considerato solo “vecchio”. E il vecchio, come si sa, si può buttare via. Qualche decennio fa questo ragionamento era addirittura un must dell’urbanistica modernista: così si spiegano gli sventramenti fascisti del tessuto medievale di Roma (vedi la Spina di Borgo), le orribili costruzioni contemporanee incastrate nel centro storico di Viterbo nel dopoguerra, il soffocamento urbano della Torre di San Biele, l’abbattimento di mura, chiese, palazzetti perché avevano “solo” tre o quattrocento anni.
Tuttavia nella sua peculiarità Castel Firenze non era solo una cortina della skyline della città; ormai costituiva un punto identitario di riferimento del tessuto urbano e della storia urbanistica della Viterbo del ‘900, con le sue contraddizioni, le sue intuizioni e le sue singolarità.
Un esempio che forse calzerà: di cultura analoga, se non necessariamente di identico stile, vanno considerati i palazzetti liberty che si susseguono a Roma lungo Viale Regina Margherita e quelli del vicino Quartiere Coppedé. Li vengono a studiare da ogni parte del mondo.
Aver distrutto Castel Firenze, allora, è un segno di inciviltà; e aver permesso che ciò avvenisse, un segno di incuria culturale e amministrativa.
Francesco Mattioli
Sociologo, autore del saggio sulle identità urbane Genius Loci, 2011

