Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Ed ora lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo. E’ possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà”.
L’11 giugno 1984 Enrico Berlinguer moriva dopo quattro giorni dal comizio di Padova e dall’ictus che lo aveva colpito proprio mentre stava pronunciando quelle famose parole per la chiusura della campagna elettorale delle elezioni europee.
Quei minuti drammatici sono impressi nella memoria di ciascuno di noi, anche di chi trenta anni fa non era neppure nato, anche di chi militava dall’altra parte e riconosceva comunque in Enrico Berlinguer quell’uomo dalla grande umanità e pervaso dal profondo senso della giustizia.
La morte di Berlinguer, a distanza di tempo, viene vissuta con una carica emotiva che pochi altri eventi della storia italiana sono ancora in grado di suscitare. Questo perché resta, oggi come allora, il peso di un uomo che non smette di essere riferimento ed esempio intellettuale e morale, prima che politico. Era apprezzato da tutti e non a caso un avversario storico come Giorgio Almirante lo definì il più onesto politico italiano. Di lui ci restano l’esempio, la statura morale, la sua grande opera politica.
Sosteneva con forza l’idea dell’etica nella politica e ci credeva davvero. Una politica intesa non come carriera, successo, potere, ma come servizio degli altri. Questi sono i valori che dopo trent’anni il partito democratico non può non riconoscere come fondanti e che oggi più che mai devono guidare, rinnovare e rafforzare l’azione politica di tutti noi, ricordando il senso profondo di comunità e di solidarietà che Berlinguer ci ha insegnato perché “ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”.
Federazione Pd Viterbo
