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Blitz Babele, ordinanza annullata per due fratelli

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Operazione Babele - Gli arrestati

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Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire

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L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini

Viterbo – Duro colpo all’ordinanza d’arresto dell’operazione Babele.

Il tribunale del Riesame l’ha annullata limitatamente a due posizioni. Si tratta dei fratelli Sergio e Sonia Casagrande. Il primo finito a Mammagialla, nell’ambito del blitz antispaccio in centro storico. La seconda, ai domiciliari.

Il giudice del tribunale di Viterbo Franca Marinelli aveva concesso loro l’obbligo di firma. Dopo oggi pomeriggio sono tornati in libertà.

“Per noi è un grande risultato – afferma l’avvocato Taurchini, difensore di Sergio Casagrande -. Il mio cliente ha un’azienda con dieci dipendenti. Le notizie apparse sul suo coinvolgimento nell’indagine lo hanno danneggiato anche e soprattutto a livello economico. E’ giusto che tutti sappiano che, con la decisione di oggi, il Riesame ha stroncato le accuse nei suoi riguardi. Casagrande non doveva finire in carcere. Così come la sorella non doveva andare ai domiciliari”.

All’udienza di oggi, l’avvocato Taurchini non si è limitato a contestare sul piano formale l’ordinanza che ha portato all’arresto di 31 persone per lo spaccio nel cuore della città. “Io e l’avvocato di Sonia Casagrande, Emilio Lopoi, abbiamo analizzato anche a livello sostanziale il documento firmato dal gip Franca Marinelli. Per la donna, si parlava di episodi del tutto marginali, mentre dall’indagine non sono emersi indizi che additassero Casagrande come spacciatore. Di cocaina faceva solo uso personale”.

Con quello di oggi, gli annullamenti dell’ordinanza salgono a tre. Tre posizioni che il Riesame ha ritenuto non meritevoli degli arresti in carcere o ai domiciliari per lo spaccio nel centro storico di Viterbo.

La difesa di Sergio Casagrande è intenzionata a muoversi di conseguenza. “Chiederemo un risarcimento danni per ingiusta detenzione – annuncia l’avvocato Taurchini -. Casagrande non doveva finire in carcere”. 


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