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Le casalinghe non sono disperate e fannullone

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un’orrida pubblicità quella che appare sulle pagine dei giornali, specie romani, a celebrare il Golden gala di atletica leggera all’Olimpico.

“Lasciati contagiare” dice, e intanto ti offre l’immagine di una casalinga armata di spazzolone che mima il gesto tecnico di una lanciatrice di giavellotto che appare in sottoimpressione.

Il messaggio probabilmente vorrebbe essere: “anche una casalinga può sentirsi coinvolta dallo spettacolo di atletica del Golden Gala”.

La pubblicità è orrida perché restituisce l’immagine più trita e volgare di una casalinga, che neppure quella qualunquista di Voghera a cui si aggrappano sovente i politicanti più beceri: la donna infatti porta i rolli in testa, il cosiddetto “parannanzi” d’ordinanza e brandisce uno spazzolone tozzo, ruvido che deve risalire all’anteguerra.

Tutti i più banali stereotipi – anzi: veri e propri pregiudizi – vengono esplosi in quell’immagine politicamente scorretta, anzi scorrettissima, che fa scempio della dignità di quelle donne che, spesso per scelta, decidono di dedicare la propria vita alla casa e alla famiglia.

Le casalinghe di oggi possono permettersi un parrucchiere, si vestono alla moda anche in casa e adottano strumenti di pulizia altamente tecnologici; non vivono relegate in un capanno, ma hanno mille diversi interessi, frequentano i teatri, le palestre e gli stadi come molti altri comuni mortali.

Il fatto è che quella pubblicità non sarà considerata neppure sessista: perché sicuramente ai sogghigni maschili si uniranno anche quelli delle “donne in carriera”, che schifano il ruolo di casalinga, e che sono le uniche specie protette nei confronti delle quali mai e poi mai ci si azzarderebbe a compiere provocazioni del genere.

Il politicamente corretto infatti si ferma lì, alla donna che lavora, come se la casalinga fosse una povera minus habens fannullona e indifesa (anzi: indifendibile?) che non contribuisce a mandare avanti la società e sulla quale si può esercitare impunemente qualsiasi ironia.

Francesco Mattioli

 


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