Viterbo – Conferma della sentenza di primo grado. Vale a dire: condanna per tutti. Anche per l’ingegnere Giuseppe La Grutta.
Chiede questo la procura generale per gli imputati del crollo alla Bmw di Viterbo.
Sotto quelle macerie moriva Fabrizio Feuli, meccanico 23enne sepolto dal solaio della concessionaria, che cedette all’improvviso, affossando l’officina al piano di sotto. Lui, altri due meccanici e tre operai rimasero travolti dal crollo della struttura, il 23 aprile 2004. Due sono parte civile al processo d’appello, insieme al padre e al fratello di Feuli.
Dall’altra parte, ci sono sette imputati per lesioni, omicidio e disastro colposo. Il tribunale di Viterbo ne condannò sei. Il titolare della Bmw Fabio Lonardo e il subappaltatore Eraldo Di Giacomoantonio presero tre anni. Otto mesi in più agli architetti Giovanni Cardarelli e Paolo Taurchini e ai titolari dell’azienda civitavecchiese Euroedilizia Simonetta e Luigi Vespignani. Solo l’ingegner La Grutta uscì pulito dal processo di primo grado nel 2011. Per lui il pm Franco Pacifici ha impugnato la sentenza. E ieri, il procuratore generale ha discusso il ricorso davanti alla prima sezione della Corte d’appello di Roma.
Dopo l’accusa, le parti civili. L’avvocato Giuseppe La Bella chiede un risarcimento di un milione di euro per l’operaio trentenne da lui assistito, rimasto sotto le macerie con Feuli fino all’arrivo dei soccorsi. E’ parzialmente invalido e ha lesioni permanenti.
Gli altri legali, compresi gli avvocati della famiglia Feuli, non hanno chiesto una cifra precisa. Si rimetteranno al giudice civile per stabilire la cifra da liquidare a titolo di risarcimento.
A ottobre, parola alle difese. La sentenza sarà a dicembre.
