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Contributi, associazioni pronte a ricorrere al Tar

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La protesta delle associazioni

La protesta delle associazioni

Irene Temperini e Francesco Cerra

Irene Temperini e Francesco Cerra

La protesta delle associazioni

La protesta delle associazioni

A sinistra Marco trulli

A sinistra Marco trulli

Sante Paolacci, Irene Temperini e Francesco Cerra

Sante Paolacci, Irene Temperini e Francesco Cerra

La protesta delle associazioni

La protesta delle associazioni

Viterbo – Il festival degli scontenti. Pur essendo a giugno, non è un’iniziativa del cartellone estivo comunale, del quale ancora poco si sa. Ma il cartellone in qualche modo c’entra, solo che è quello estivo e del Settembre viterbese, ma del 2013.

A distanza di un anno il comune ha assegnato i fondi, riuscendo nella difficile impresa di scontentare tutti. Dai contributi a pioggia, a una pioggia di critiche.

Così stamani un nutrito gruppo d’associazioni culturali si sono ritrovate nell’atrio di palazzo dei Priori per mettere in scena tutto il loro disappunto. E prospettare una svolta a sorpresa nella vicenda: vogliono ricorrere al Tar contro l’avviso e le modalità con cui sono stati distribuiti i fondi.

Non una grossa novità a piazza del comune. Dal Verde alle mense, passando per le terme, rivolgersi ai giudici perché in contrasto con le decisioni di Michelini e i suoi, sembra essere la moda del momento.

“Fra di noi – anticipa Irene Temperini, presidente Pro Loco Viterbo – siamo quasi tutti d’accordo nell’intraprendere l’azione. Anche se dovremo tassarci”.

Non sarà facile, visto che come spiegato da molti, le promesse di contributi mantenute solo in parte dall’amministrazione comunale, hanno portato in rosso più di un’associazione.

L’elenco delle doglianze è lungo. “Lo scorso anno le associazioni sono state contattate dall’allora assessore alla Cultura Barelli – ricorda Marco Trulli dell’Arci – sono state messe in piedi iniziative, anticipati i soldi e a distanza di un anno arrivano finanziamenti ridicoli rispetto a quanto impegnato da ciascuno di noi.

Chiediamo un’immediata presa di posizione da parte del comune, che instauri un rapporto con le realtà locali, per il passato, ma anche sul futuro”. Sindaco e assessori sono stati invitati, ma a parte Frontini, Marini e Santucci dell’opposizione, si sono visti solo Marco Ciorba e Christian Scorsi per la maggioranza.

Francesco Cerra del Tetraedro ricorda come a fronte di otto spettacoli messi in scena lo scorso anno, coinvolgendo tre associazioni per un costo di diecimila euro, ne sono stati erogati solo duemila. “Un rappresentante del comune ti convoca – osserva Cerra – e ti dice di fare un’iniziativa, poi deve assumersi le proprie responsabilità e non prendere in giro una trentina d’associazioni”.

Che sono un peso o una risorsa? Se lo chiede Sante Paolacci.

“All’attuale assessore alla Cultura Delli Iaconi chiediamo delibere, indirizzi, programmazione e organizzazione, ma soprattutto rispetto – spiega Irene Temperini – non una lista dei contributi che sembra quella della spesa al discount”.

Dopo un anno è arrivato un contributo che per Serenella della Tana degli Orchi è irrisorio. “Inserito in una fascia mortificante – spiega una delle ideatrici di Ludika – per me e chi lavora con me. Adesso cerchiamo d’andare avanti con l’autofinanziamento”.

Claudio Pisa di Imaginaction Rock di Cura ha portato in città il gruppo degli Stato Sociale lo scorso anno. Spesa 2500 euro, contributo di 490. Tutti fra l’indignato e il preoccupato per il trattamento ricevuto, tutti concordi nel dire che è la passione a spingere le associazioni ad andare avanti. Nessuno di loro, sostengono, vive di questo.

A fronte di un comune che sembra così poco attento, l’osservazione di Augusto Terenzi (Maninalto) sembra avere un senso: “Per anni – ricorda Terenzi – ho portato avanti una rassegna al giardino di Porta della Verità. Dal 2012 sono cambiate le condizioni e abbiamo deciso di fermarci. Tutti gli operatori smettano di mettere in piedi iniziative, vediamo cosa succede”.

C’è chi si lamenta come Andrea Pascucci di Moto Perpetuo, d’essere stati esclusi perché a quanto pare la loro pratica è andata smarrita e non è la sola.

Vogliono risposte e assicurano che il problema non è Caffeina. Solo che le dichiarazioni di Carlo Alibrandi, direttore organizzativo di Jazzup festival, secondo cui senza Caffeina in città non ci sarebbe nulla, non sono piaciute.

“Il festival non è un problema per la città – osserva Irene Temperini – ma leggere quella frase nel titolo ha dato fastidio a molti. E’ denigratorio sostenere che senza Caffeina non ci sia nulla. Tutto il resto non c’è”.

E a quanto pare, non ci sono nemmeno abbastanza soldi. Qualcuno se ne dovrà fare una ragione, ma ci riuscirebbe meglio e se a palazzo dei Priori mostrassero un piano, un’idea su come investire quello che c’è e se potessero evitare in futuro, di fare promesse poi difficili da mantenere.

Giuseppe Ferlicca

 


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