Civita Castellana – Ci sono due indagati per la moria di pesci nel fiume Treja.
Si tratterebbe dei due titolari dell’allevamento zootecnico di Nepi che avrebbe scaricato reflui nell’affluente del Tevere che bagna Civita Castellana.
Il comando stazione locale della forestale ha ipotizzato i reati di inquinamento ambientale e gestione illecita dei rifiuti.
Gli allevatori sono già stati avvisati di nominare un avvocato di fiducia. Nei prossimi giorni, la forestale consegnerà tutto l’incartamento in procura, per aprire formalmente un fascicolo.
Dalle prime ricostruzioni risulterebbe che i liquami delle vasche di decantazione dell’allevamento zootecnico, anziché essere smaltiti con le normali procedure, sarebbero finiti nel Treja.
Era stato un lettore, Stefano Morselli, a segnalare giovedì la sospetta morìa di pesci a Tusciaweb. La segnalazione ha subito messo in moto la forestale, oltre a suscitare lo sdegno dell’amministrazione comunale e dei partiti, a livello trasversale.
Sia il comune che Sel sono intenzionati a costituirsi parte civile in un eventuale processo contro i responsabili. Il consigliere comunale Luca Giampieri (Fratelli d’Italia) ha proposto l’istituzione di un tavolo di lavoro per prevenire l’inquinamento nel fiume e fare formazione nelle scuole.
La forestale si è attivata subito. Il comandante Barbanti e i suoi uomini hanno fatto una prima visita sul posto per verificare lo stato dei luoghi. I tecnici dell’Arpa di Viterbo e Roma si sono occupati dei campionamenti dei fanghi e di analizzare la fauna, affiorata senza vita a pelo d’acqua.
Il comando stazione locale della forestale aspetterà i risultati, per poi consegnare la documentazione completa alla procura di via Falcone e Borsellino.
Non è escluso che il ministero dell’Ambiente possa delegare i forestali per la quantificazione del danno e avviare le procedure per un risarcimento, come previsto dal testo unico sull’Ambiente. Il ministero sarebbe anche titolato a costituirsi parte civile, così come il comune, in un futuro processo penale.
Al momento, la sorgente dell’inquinamento è stata interrotta. E’ la prima misura da adottare, in casi simili. Ma un danno come quello causato al Treja, con le acque appestate e la fauna sterminata, potrebbe aggirarsi anche sulle centinata di migliaia di euro. Chi inquina paga. E anche caro.



