Viterbo – Domiciliari col braccialetto entro 24 ore.
E’ la promessa del Garante dei detenuti, che ha risposto ai difensori di alcuni degli indagati dell’inchiesta “Babele”. “Babele” come il centro storico viterbese, frazionato, secondo le indagini, in piazze di spaccio gestite da gruppi etnici diversi: dominicani, tunisini e viterbesi.
Dei 31 arrestati – 24 in carcere e 7 ai domiciliari -, attualmente, sono rimasti in due a Mammagialla. Una decina ha patteggiato. Per cinque detenuti, il tribunale del Riesame ha disposto la riforma dell’ordinanza di custodia cautelare: dal carcere ai domiciliari col braccialetto elettronico. Ma da venerdì scorso a oggi, sono ancora dentro.
Ieri, i loro avvocati Samuele De Santis e Remigio Sicilia hanno presentato un’istanza al Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. Risposta quasi immediata tramite email: “Abbiamo sollecitato l’amministrazione penitenziaria affinché nell’arco temporale delle prossime 24 ore si dia esecuzione alla misura ordinata dal magistrato”.
Il magistrato, in questo caso, è il collegio dei giudici del Riesame, che ha contemplato anche possibili problemi tecnici. Il tribunale romano ha disposto che l’ordinanza “sia eseguita nel rispetto dei tempi tecnici necessari alla verifica dell’installazione e che la traduzione presso il luogo degli arresti domiciliari sia eseguita entro detto termine”. Ha aggiunto, inoltre, che “sia mantenuta la misura della custodia cautelare in carcere nel caso in cui gli indagati non prestino il consenso all’applicazione del mezzo ovvero nel caso in cui l’applicazione del dispositivo sia impossibile per problemi di natura tecnica”.
Per le difese, però, il punto è che chi di dovere si è mosso troppo tardi per l’attivazione. E non essendo partita subito la procedura, ai detenuti è toccata una settimana in più a Mammagialla. Ma il Garante si è già mosso e il suo intervento potrebbe portare novità anche in giornata.


