Viterbo – Dopo il successo del “viaggio emozionale” nella Viterbo Sotterranea, venerdì prossimo il duo Ricci-Benedetti andrà in scena con un nuovo spettacolo itinerante: “Etruria Urbs, le frottole di Annio da Viterbo e i suoi seguaci”, suggestiva passeggiata/racconto di Antonello Ricci, in collaborazione con Tesori d’Etruria – Viterbo sotterranea.
Un evento da non perdere nei luoghi delle affabulazioni di Annio da Viterbo tra falsi epigrafici, toponimi d’invenzione, affreschi pubblici e apocrifi letterari – con cospicui riferimenti ai frutti partoriti dal seme anniano nell’immaginario locale (da Domenico Bianchi fino a Mario Signorelli).
L’appuntamento è a Viterbo, per le 21 di venerdì 20 giugno, di fronte alla chiesa di Santa Maria della Salute (sotto via Ascenzi).
È previsto un tenero omaggio a Urcionio, il fosso sepolto di Viterbo, e alle prose del tenero Don Chisciotte viterbese Mario Signorelli: vero folle erasmiano che nell’Italia del boom economico finì per sostituire ai nobili valori della cavalleria medievale una aristocratica Etruria tutta di sogno.
Al termine della passeggiata/racconto, avrà luogo una degustazione di prodotti tipici della Tuscia. Quota di partecipazione euro 10.
Anche per questa nuova iniziativa si consiglia la prenotazione allo 0761.220851.
Al tramonto del XV secolo Viterbo è ormai una Bella Addormentata. Viene a cullarla con le sue ninnananne un frate domenicano un po’ birbante. É un viterbese doc.
Giovanni all’anagrafe, ma preferisce farsi chiamare Annio, con sfacciato latinorum. Torna in città nel 1489, dopo un’assenza di vent’anni. È noto per i suoi oroscopi (uno per Galeazzo Sforza, nell’anno dell’assassinio… chissà che c’era scritto).
Insegna retorica e latino a un pubblico di eruditi notai, localisti sfegatati. Li abbindola all’ombra di un campanile smisurato, racconta loro favole incredibili: Re Desiderio, Pipino il Breve e Carlo Magno, ma soprattutto Ercole e… Noè.
Viterbo sede della città sacra etrusca, tetrapoli originaria, improbabile Fanum Voltumnae: Viterbo mamma di Roma, insomma, e culla dell’intera civiltà occidentale. Annio convince il suo pubblico a colpi di apocrifi letterari e false epigrafi.
Il bello è che gli credono in molti, e non solo viterbesi. Anche Alessandro VI, di passaggio in città: sotto i cui occhi tornano alla luce “prove” preziosissime di questa verità dimenticata, in realtà sepolte nottetempo da Annio stesso, a colpi di pala e di piccone. Erasmo da Rotterdam non si fida delle sue teorie, e così molti fra gli umanisti e filologi più avvertiti, ma ci vorrà tempo prima che il mito del Favl tramonti.
Mentre qualcuno, qui da noi, quelle storie se le racconta ancora. E nella toponomastica cittadina restano tracce delle sue fantasmagoriche etimologie. Fossili sorprendenti d’una testarda quanto patetica fierezza municipale. Poi un malinconico silenzio di secoli.
Antonello Ricci
