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Ilaria voce di velluto canta De André

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L'omaggio a De André di Ilaria Porceddu e Raffaello Fusaro

L’omaggio a De André di Ilaria Porceddu e Raffaello Fusaro

Ilaria Porceddu

Ilaria Porceddu

Raffaello Fusaro

Raffaello Fusaro

L'omaggio a De André di Ilaria Porceddu e Raffaello Fusaro

L’omaggio a De André di Ilaria Porceddu e Raffaello Fusaro

L'omaggio a De André di Ilaria Porceddu e Raffaello Fusaro

L’omaggio a De André di Ilaria Porceddu e Raffaello Fusaro

La piazza gremita

La piazza gremita

Il pubblico

Il pubblico

Viterbo – (s.m.) – Voce di velluto e atmosfera sognante (fotogallery).

L’omaggio a De André di Ilaria Porceddu riempie piazza San Lorenzo di musica e poesia. L’artista 26enne di Cagliari, viterbese d’adozione, si è esibita ieri nella seconda serata di Caffeina 2014. Un ritorno alle origini per lei, che proprio con De André aveva iniziato a cantare nel lontano ’99.

Quattro anni in tour con il gruppo. Poi il sogno di una carriera solista. Il successo dopo X-Factor. E oggi l’amarcord sulle note di “Via del Campo” e “Hotel Supramonte”.

Ad accompagnarla, le chitarre di Michele Ranieri e Riccardo Corso e i reading dell’attore Raffaello Fusaro. Brevi testi letti e recitati per raccontare Genova, il sequestro in Sardegna e la passione di De André per gli ultimi e gli emarginati. “I senza Dio – declama Fusaro – per i quali chissà che Dio non abbia un piccolo ghetto protetto”.

Ilaria fa tutto il resto. Voce. Pianoforte. Armonica. Un canto che si avventura sicuro nel dialetto genovese di “Creuza de ma”, sbrogliando persino l’impossibile scioglilingua in gallurese di “Zirichiltaggia”. Uno scherzo per chi, come Ilaria, ha portato il dialetto persino sul palco di Sanremo: con la sua “In equilibrio” dal ritornello in sardo, l’anno scorso arrivò seconda tra i giovani del festival.

La cornice è quella dei grandi eventi. Il salotto buono di Caffeina 2014 è piazza San Lorenzo. Raccolta ma grande abbastanza da poter restare spazio libero e confidenziale, con il pubblico accomodato nella platea centrale o accampato sui gradini del duomo e del palazzetto del popolo. Un’arena artificiale sotto il cielo stellato. La luce morbida sugli archi di palazzo papale. Un colore per ogni canzone. Fucsia per “Princesa”. Arancio a “Se ti tagliassero a pezzetti”. Esplosione di rosso e blu per il finale con “Bocca di rosa”. E infine, l’applauso del pubblico.


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