Montalto di Castro – Furono arrestati per un buco milionario nelle casse del comune di Montalto (fotocronaca – video1: interviste – video2: documenti).
A tre anni dall’operazione “Pagamenti fantasma” della finanza, Elena Aquila e Marco Nardecchia non hanno ancora chiuso il loro debito con la giustizia.
La 52enne montaltese, ex dirigente del servizio contabilità del comune, e il 40enne romano, tecnico informatico, dovranno sborsare un totale di 807mila euro. Lo ha stabilito la Corte dei conti. Dopo l’arresto nel giugno 2011 e la condanna penale di entrambi da parte del tribunale di Civitavecchia, arriva la stangata della magistratura contabile.
Elena Aquila dovrà versare nelle casse del comune di Montalto 516mila 70 euro e 80 centesimi. Nardecchia, 291mila 206 euro e 7 centesimi. Per lui somma scontata. Ma solo perché il tecnico informatico ha già restituito quasi 225mila euro.
I giudici contabili parlano di “struttura truffaldina” messa in piedi con un “articolato piano”, che consisteva “nella formazione di falsi impegni di spesa su fatture per operazioni inesistenti, emessi a favore di società intestate a Nardecchia e ad altri”. Secondo le indagini della finanza di Tarquinia, all’epoca coordinata da Emidio Lasco, il tecnico, conoscendo le password, poteva entrare nel sistema informatico del comune. Nella sentenza della Corte dei conti si legge che era lui che “curava l’inserimento nel programma di protocollo degli atti di spesa (impegno, liquidazione e pagamento dei mandati)”. Ma le uscite erano false. Costruite ad arte per “percepire illecitamente somme che, apparentemente dovute a terzi creditori, in realtà non costituivano alcun reale impegno di spesa per il comune”.
Una truffa “a valere sui bilanci 2005/2009”, scrivono i magistrati contabili, che hanno giudicato in contumacia l’ex funzionaria dell’ufficio Contabilità e bilancio: lei non si è neppure presentata in udienza, mentre Nardecchia si è difeso come poteva.
Il suo avvocato ha sostenuto che la Corte non fosse competente a giudicare il tecnico informatico, in forza del suo rapporto di lavoro indiretto con il comune: Nardecchia aveva un contratto con una ditta privata, ma per i giudici poco è contato. Il tecnico gestiva in ogni caso la manutenzione dei computer del comune. Per il resto, sia lui sia Elena Aquila “non hanno potuto smentire (ma anzi, hanno ammesso) quanto è risultato”.
Seppur con qualche tentativo di scaricabarile: “Nardecchia additando la signora Aquila come ispiratrice, ideatrice e organizzatrice della truffa”, mentre la 52enne “ha tentato di sminuire la propria responsabilità adducendo che lo avrebbe fatto su pressione del sindaco”, che all’epoca era Salvatore Carai. I giudici tagliano corto: la circostanza “oltre a non aver trovato riscontro alcuno, non avrebbe particolare significato nell’affermazione della responsabilità amministrativa della signora Aquila”. Tra l’altro, fu proprio Carai a denunciare per primo l’ammanco nelle casse comunali, mettendo in moto l’indagine della finanza.







