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Massolo, ancora attuali le sue parole di 28 anni fa

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Oreste Massolo ricorda Petroselli

Oreste Massolo ricorda Petroselli 

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo – Riverente rispetto per Oreste Massolo, nella ricorrenza della data di morte, con le parole che disse ventotto anni fa alla seconda conferenza economica provinciale e che sembrano fatte per l’oggi. Per rendercelo ancora compagno di vita.

“Non parlerò delle terme, del centro merci di Orte…” iniziava e, di seguito, i grani del rosario dell’inattuato della Tuscia. Con più amarezza o più delusione, chissà.

Un accenno forte poi a qualcosa di cui si dibatte troppo poco, la “necessità di una indagine geologica se è vero che in provincia 33 comuni sono sottoposti a consolidamento” e le sue proposte concrete sui singoli temi, prima di volare più alto, laddove oggi lo scorgiamo vivo.

“Siamo nel pieno della crisi del modello fordista, della produzione in serie, lavori in fabbrica a tempo pieno, spesa pubblica crescente…tutto questo non è più possibile. Occorre misurarsi con la situazione nuova… La vera questione è la disoccupazione… Non solo rivendicare il lavoro ma crearlo o almeno creare le condizioni”.

E qui l’appello agli enti locali, ai sindacati, alle associazioni “ma in rapporto assai stretto con i giovani, chiamati ad organizzarsi” per cogliere le occasioni che vengono dalla trasformazione della società: ”il lavoro non sarà scarso se lo si rapporta alla massa enorme di nuovi bisogni che attendono, per essere soddisfatti, meccanismi che ricollocando le risorse le trasformino in domanda pagante”.

La visione di un futuro in cui il lavoro potrà tornare a crescere “se rapportato ai settori nuovi che nascono dall’educazione, dalla cultura, dalla sanità, dalla previdenza, dai servizi sociali, dall’informatica, dall’energia, dall’innovazione ….anche genetica in agricoltura”.

Il riferimento al ruolo dell’imprenditore che lui, comunista laico, considera richiedere “davvero del coraggio….la corsa a chi produce meglio ed arriva prima sui mercati” ed al peso del fisco “che si esercita sul lavoro, esonera patrimoni e rendite e si trasforma in taglia su chi produce ricchezze”.

Il nuovo, insomma, da affrontare con l’etica di cui fu testimone coerente: “perché abbiamo un maturo e convinto senso dello Stato… le istituzioni per noi sono a servizio delle popolazioni per il loro avanzamento. Non al servizio di giochi spesso meschini e squallidi…”.

Così diceva Oreste Massolo quasi dieci anni prima di Tangentopoli e ventidue prima del crollo della Lehman Brothers e con essa dell’annebbiamento delle strade che aveva indicato per uscire dalla crisi. Le quali sono ancora lì ad aspettare di essere percorse.

Peccato, senza di lui.

Renzo Trappolini


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