Grotte di Castro – Riceviamo e pubblichiamo – Grotte di Castro è uno di quei luoghi del Viterbese che esprime in modo chiaro il contrasto tra la pura bellezza di alcuni luoghi e il degrado volgare di altri.
Come possono coesistere in uno stesso centro urbano un’eccellenza museale come il museo Civita e la barbara incuria di splendide tombe etrusche? Entrare nel borgo di Grotte è una piacevole sorpresa: strade curate, belle case di tufo, antiche chiese e palazzi rinascimentali fanno di questo borgo un luogo unico.
Ma l’eccellenza è l’innovativo museo Civita, situato in un elegante edificio cinquecentesco progettato dal Vignola. Visitando il museo si ha la precisa sensazione che è stato voluto da chi ha a cuore l’arte e la storia di questo territorio. Complimenti agli amministratori locali che hanno realizzato questo progetto. Il percorso espositivo valorizza tutto il territorio di Grotte e le sue necropoli, e fa nascere la voglia di curiosare più a fondo.
Niente di meglio allora che andare a vedere di persona le necropoli i cui preziosi sono esposti nelle teche del museo. Ma ecco la sorpresa: tranne la necropoli di Pianezze, l’unica attrezzata e accessibile, tutte le altre languono nell’abbandono e nell’immondizia. L’impatto che si ha raggiungendo la necropoli Le Sane poi è persino oltraggiante.
La necropoli, bizzarramente segnalata da un cartello turistico (perché sia visitata?), si presenta non solo sporca e invasa dalla vegetazione, ma soprattutto umiliata dall’ignoranza di chi nel tempo ha usato quelle splendide tombe a camera come magazzino e ricovero di attrezzi ed animali.
La domanda sorge spontanea: la proprietà è un diritto assoluto? Il proprietario può usare e abusare di quel bene senza limiti anche se quel bene è un valore inestimabile per tutta l’umanità? La necropoli Le Sane vanta antiche tombe a camera scavate nel tufo la cui bellezza è soprattutto nel soffitto lavorato a doppio spiovente, come nelle case di un tempo. E qui la riproduzione del soffitto è così realistica che ricalca persino i travi che ne formano l’orditura. Si rimane incantati a guardare quei tetti. Eppure queste monumentali tombe del VI secolo, sono invase da scale, teli di plastica, secchi, cassette, attrezzi e lattine abbandonate, dopo essere state anche sfregiate con interventi strutturali per meglio soddisfare le esigenze d’uso.
Chi sono i responsabili di tutto questo scempio?
I primi responsabili sono le istituzioni preposte alla tutela di questi beni. La Soprintendenza ai beni culturali dell’Etruria meridionale, che ha il compito di tutelare e promuovere i beni paesaggistici, storici e artistici, e soprattutto il compito di conservare al meglio questi beni. E poi la Regione Lazio, a cui sono state delegate alcune competenze in materia di tutela. E cosa fanno queste istituzioni per le necropoli di Grotte di Castro? Assolutamente niente, se non segnalare questi luoghi con ridicoli cartelli turistici che mettono in risalto il degrado in cui versano.
Qualcuno dirà che anche i proprietari dei terreni sono responsabili. E’ vero: con la loro arrogante miopia stanno distruggendo l’eredità dei loro figli e nipoti. E questa ignoranza, comprensibile negli anni ‘50, oggi è ingiustificabile. Ma solo chi è addetto al controllo e alla tutela può far si che le cose cambino, e ha il dovere di farlo. Ed è alla Soprintendenza ai beni culturali che indirizziamo dunque la nostra domanda: cosa bisogna aspettare per salvare la necropoli Le Sane e gli altri siti archeologici in abbandono?
La Tuscia vanta l’unicità mondiale di una civiltà che si è sviluppata solo qui, e che solo qui è possibile ammirare. Se avesse amministratori più lungimiranti, questa regione potrebbe vivere e arricchirsi esclusivamente della bellezza storica dei suoi luoghi, che diventerebbero meta indiscussa di ogni viaggiatore. E invece si preferisce chiudere gli occhi, voltare lo sguardo dall’altra parte, lasciare che il tufo lentamente si sgretoli fino a non lasciare, tra qualche anno, più traccia di sé. E la favola della bella e la bestia rischia di concludersi nel peggiore dei modi: con la bella che viene lentamente consumata, sfruttata e consunta, fino alla sua inesorabile fine, da una bestia stupida e vorace.
Vera Risi
Responsabile student placement master Lumsa
Autrice del romanzo “Il respiro del dono”, Ghaleb Editore
Finalista al premio letterario Città di Assisi 2013


