Viterbo – Violenza. Violenza. Violenza.
E’ la parola più usata dal pm Franco Pacifici. Il magistrato calca la mano nella sua requisitoria contro i due genitori accusati del tentato omicidio del figlio, un neonato di soli due mesi, nato nel 2009 in un paese della provincia. Per la madre e il padre, l’accusa chiede la condanna a otto anni. Otto anni per le ventisette fratture sul corpo del piccolo. Le ossa spezzate dalle costole agli arti. Gli ematomi. Le emorragie.
I medici del Bambin Gesù di Roma lo trovano in queste condizioni quando lo ricoverano in terapia intensiva e poi a Medicina pediatrica. Il consulente del pm Massimo Lancia parla di quadro clinico “devastante”: nel 2009, il bambino era anemico, sordo, cieco, malnutrito e paralizzato nella parte destra del corpo. Oggi ha cinque anni. Ha recuperato persino la vista, ma i medici che lo hanno seguito hanno riscontrato danni neurologici dalle conseguenze imprevedibili.
Al pm interessa la causa. Come sono stai possibili tutti quei traumi in appena due mesi di vita? La risposta del magistrato è violenza: “Una violenza inaudita, andata oltre la resistenza delle ossa elastiche del bimbo – ha spiegato il pm nella requisitoria di ieri -. Una violenza finalizzata a uccidere”. Ignote le modalità e anche il movente: il processo è indiziario perché alla tesi accusatoria si arriva per esclusione di tutte le ipotesi alternative. Il centro specialistico di Tor Vergata esclude patologie genetiche: alla nascita, il bimbo era sano. Le fratture sono migliorate col tempo e non ne sono comparse altre. Solo i genitori lo accudivano. Solo loro, secondo il pm, possono averlo ridotto in quello stato con la volontà di ucciderlo.
Conclusioni contro le quali la difesa si è scagliata con forza, in aula. L’avvocato Franco Taurchini ha difeso i suoi assistiti con un’arringa appassionata quanto la requisitoria del pm. Se il consulente medico dell’accusa parla di “traumi procurati in almeno due occasioni”, la difesa le individua entrambe: già all’epoca dell’incidente probatorio la consulenza del dottor Trisolini parlava di ‘possibile caduta piuttosto violenta del bambino in ospedale’. Altre, per l’avvocato, potrebbero essere state provocate dalla sorellina. Cadute accidentali o volontarie. La difesa cita Freud e tutta una serie di studi sulla gelosia tra fratelli, mentre definisce “senza senso” la tesi del tentato omicidio: “Se avessero davvero voluto ucciderlo, il bambino sarebbe morto subito – ha dichiarato il legale -. Aver ragione di un bimbo di due mesi è semplice. Che senso avrebbe avuto torturarlo? E perché? Cos’è stato, un raptus alla Franzoni?”.
Un dramma umano dalle proporzioni gigantesche. Dolore aggiunto a dolore. Persino il presidente del collegio Eugenio Turco, dal suo scranno, scuote la testa e osserva che “Non è facile”. Per la difesa “Il bambino si è ripreso, ma i genitori no. Prima se lo sono visto togliere e ora si ritrovano accusati di averlo voluto uccidere. Proprio loro, che intercettati a tradimento dagli inquirenti, dicevano di non sapersi spiegare quelle fratture”.
A luglio il tribunale di Viterbo dovrà prendere una decisione non facile. L’udienza è aggiornata al mese prossimo, per repliche e sentenza.
Stefania Moretti

