Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il dibattito scatenatosi nell’ultimo consiglio comunale per un ordine del giorno del Pd sui fondi europei merita un approfondimento, oltre alla divertente cronaca delle schermaglie. Negli ultimi anni, la crisi economica, il deficit di risorse degli enti locali, le difficoltà delle imprese hanno portato ad un dibattito nazionale rispetto all’utilizzo dei cosiddetti fondi comunitari.
Un dibattito a tratti allucinante, spesso superficialmente improntato alla recriminazione nei confronti dei cattivoni di Bruxelles che non ci danno soldi piuttosto che sulle carenze e deficit strutturali italiani in merito. Una dinamica tutta italiana in cui noi scontiamo un gap, culturale prima che finanziario. Mentre noi come sistema Italia ci affanniamo nella rincorsa c’è chi ha già ottenuto molto utilizzando strumenti adeguati e agendo per tempo.
Uno dei miei primi ricordi legato a questo settore è una simpatica riunione con amministratori, associazioni di categoria ed imprenditori di un’altra regione. Mentre ci confrontavamo nel merito uno dei presenti mi chiese: “ma quindi lei è ingegnere!”. “No,non sono ingegnere”. Non contento, insistette “Ah, quindi architetto o basta essere geometra?”.
Lì capii quanta strada ancora c’era da fare per avere un’idea chiara su cosa significa reperire fondi,agire in un ambito europeo. E su quanto fosse urgente un chiarimento normativo nel settore lobby/european affairs/europrogettazione,cosa che il governo Renzi sta cercando di portare avanti.
Innanzitutto operiamo una distinzione. Esistono fondi diretti gestiti dalla commissione e fondi indiretti che nell’architettura europea vengono conferiti alle regioni come strumenti territoriali di prossimità e al governo nazionale. E nel prossimo settennato di programmazione economica l’Italia avrà 29.341 milioni di euro per la politica di coesione, seconda nazione in Europa come quantità di fondi stanziati. Di questi, 7.006 andranno per regioni considerate sviluppate, come il Lazio. E qui abbiamo un primo problema come Tuscia, visto che come osservato nel recente rapporto sull’economia viterbese presentato alla camera di commercio, per Pil e indice di disoccupazione, Viterbo appartiene più ad aree meno sviluppate, ma scontiamo anche in questo caso la vicinanza di Roma.
In merito a questa tipologia, la procedura preveda che vengano spesi in base a piani operativi regionali, predisposti dalle singoli regioni, in base al piano operativo nazionale, predisposto dal governo, sulla base delle 7 iniziative faro e 11 obiettivi stabiliti dalle Istituzioni Europee. Per cui in questo caso la partita è regionale e locale. Normalmente basterebbe una sana operazione di lobby territoriale concertata fra rappresentanti in regione e enti locali, enti pubblici, associazioni di categoria, ecc. Come dire, altrove in Italia, dove le cose funzionano, si fa così…Viterbo può decidere se seguire virtuosi esempi o restare a metà fra chi litiga e chi recrimina.
Per quanto concerne, invece, i fondi diretti gestiti da Bruxelles e dalle singole direzioni generali in cui la commissione europea si articola vanno invece fatte alcune considerazioni. Primo: a Bruxelles non esiste un mega bancomat in cui mettersi in fila e digitare il proprio pin per ottenere fondi. Né si procede per estrazione. Nè vale la politica, intesa come strumento di pressione. Il si o no ad un cofinanziamento non dipende dai parlamentari, non dipende neppure dai commissari che hanno tutt’altro ruolo.
I nuclei di valutazione sono esterni, non soltanto rispetto al Parlamento, ma a volte anche rispetto alla stessa direzione generale che ha predisposto il bando. Nella mia esperienza in merito, non posso non raccontare un episodio divertente che la dice lunga sul nostro modo di fare e di intendere la politica in Europa finora. Un ex europarlamentare, noto esponente della politica nazionale di origine meridionale è passato alla storia perché su sollecitazione di alcuni suoi elettori osò chiamare il responsabile del bando che interessava i suoi amici. Gli venne chiesto cortesemente per quali motivi si interessasse al bando,lui che come europarlamentare ha compiti decisamente diversi, e che,oltretutto, come tale non puó partecipare a nessun bando della Ue. Mentre lo sventurato insisteva per avere notizie in merito, il funzionario rispose che sui risultati del bando sarebbero stati informati a tempo debito tutti i partecipanti, sia quelli che l’Europarlamentare conosceva sia quelli che non erano di sua conoscenza. Dopodichè il funzionario riattaccó il telefono lasciando il nostro eroe interdetto e perplesso sulle dinamiche bruxellesi.
Ancora più importante è capire che per porre in essere un’idea progettuale bisogna avere chiaro cosa si intende fare, quali risvolti e conseguenze ha nel breve e nel lungo periodo,chi sono i benificiari diretti ed indiretti. Occorre sempre ricordare che esistono circa 540 tipologie diverse di intervento, con relativi obiettivi, modelli, misure specifiche. Servono quindi idee chiare. Non bisogna mai dimenticare che si tratta di cofinanziamenti, non di finanziamenti a fondo perduto né tantomeno a pioggia e quindi richiedono investimenti nel medio lungo periodo.
E soprattutto per quanto concerne gli enti locali, è fondamentale capire due elementi. Il primo: una delle key word della progettazione che misura l’esito è valore aggiunto europeo. Cioè, nell’impostazione teorica di una Unione Europea che si ispira al principio sussidarietà e vuole essere una comunità che si autopromuove ed autorealizza tramite iniziative concrete, qual è il contributo che l’idea progettuale dà all’Unone in termine di valore aggiunto europeo, miglioramento della qualità della vita,promozione di un territorio e del suo patrimonio. Qual è,in altri termini, il risultato, il plsuvalore europeo che comporta il progetto,perchè l’UE dovrebbe finanziarlo?
Il secondo pilastro di un progetto è rappresentato dal partnenariato, di quali partner l’idea progettuale ha bisogno e con quali partner si concretizza. Va realizzata almeno una triangolazione con enti,associazioni,imprese,enti di ricerca di almeno altri due paesi,anche se la corsa europea ai fondi ha alzato l’asticella e ormai con tre realtà di tre paesi diversi si hanno ben poche chance di successo. Da mesi a Viterbo è in atto un dibattito sulla cultura. Abbiamo avuto il ministro Franceschini in visita. Tra le idee che sembrano emergere dall’amministrazione Michelini sembra esserci quella di una valorizzazione delle mura.
Bene, occorre però porsi domande specifiche, dopo aver chiarito cosa si vuole fare, magari confrontandolo con cosa si può realizzare con fondi diretti. Esiste una associazione europea di città murarie come la nostra? Se esiste,occorre fate rete subito. Se non esiste,perchè non iniziare a costruire noi come Viterbo un apposito network che promuova tematiche inerenti alla riqualificazione delle mura medievali o meno e alle tematiche generali di valorizzazione di un patrimonio culturale di questo tipo, scambio di buone pratiche, sharing di conoscenze? Il centro storico è stato il terreno su cui la giunta Michelini ha fatto di più. Esistono network appositi che coinvolgono amministrazioni di tutta Europa.
Ottimo il lavoro finora fatto coi fondi indiretti, quelli regionali, ma se si vuole qualcosa in più si crei una partnership vera, operativa con una a scelta fra Tallin, Amsterdam e Caceres (i tre centri storici meglio conservati d’Europa) ma va bene chiunque, aggiungendo uno dei paesi vicini,sia nel Mediterraneo o nei Balcani e si faccia sharing scambio di esperienze amministrativi, importando ed esportando know how, si contattino privati per condividere progettualità ed investimenti.
Abbiamo un ateneo con eccellenze internazionali. Che ruolo gli facciamo giocare? Quale valore aggiunto può portare Viterbo con la sua storia, la sua università nel panorama europeo? Che si inizi dalla rete delle iniziative culturali storiche riconosciute come patrimonio Unesco. La macchina di Santa Rosa dopo una eccellente operazione di lobby territoriale che ha visto protagonisti sodalizio dei facchini, amministrazione comunale, politici nazionali è fra le ultime entrate nel novero dei beni immateriali dell’umanità. Iniziamo dalla rete dei comuni che hanno riconsocimenti Unesco e preoccupiamoci di mandare Viterbo non soltanto all’Expo ma anche nel circuito delle capitali europee della cultura, promuovendo parternship con le future affinché il nostro patrimonio culturale abbia la giusta risonanza europea. Partiamo da qui, sto solo facendo esempi, per altro non particolarmente geniali per chi è del settore, senza voler insegnare niente a nessuno.
Tornando al merito del’ultimo consiglio comunale, alcuni osservano che sarebbe il caso di formare il personale interno. Ci sono vari modelli. Venezia, anche se per le tristi vicende recenti può sembrare anomalo come esempio, ma siamo in tutt’altro settore, Bologna, Firenze, Torino hanno appositi uffici interni costituiti da anni e dotati di professionalità di livello, ma per formare serve tempo,va fatto uno screening perchè non ha senso formare chi è vicino alla pensione,non ha senso fare corsi di lingua a personale amministrativo che svolge tutt’altra mansione.
Merita una menzione particolare quanto fatto dal comune di Modena, dove 11 amministrazioni comunali geograficamente confinanti hanno fatto fronte comune agendo come area vasta legata da tematiche comuni e interessata a tipologie di azione simili. Costituito questo ufficio nel febbraio 2008, ha ottenuto i primi fondi diretti un anno e mezzo dopo. Resta viva l’esigenza di fare qualcosa nel frattempo, mentre magari si pensa ad iniziative formative che coinvolgano la pianta organica del comune. Nota a margine, qualsiasi azione va accompagnata da una rivisitazione degli accordi sul patto di stabilità interno,che a volte non consente di impegnare somme destinate a cofinanziare un progetto approvato, fronte sul quale il governo Renzi con il sottosegretario Del Rio sono a lavoro.
È quindi del tutto evidente che ci sono alcuni concetti chiave tecnico-amministrativi che vanno capiti e richiede tempo, o vanno lasciati fare ai professonisti. Lamentarsi perché i fondi non arrivano è la soluzione più sciocca, superficiale: non cambiare nulla e dare la colpa ai cattivi che dirigono l’Unione è la cosa più facile da fare. Ma sembra di capire che l’ordine del giorno del Pd vada in una direzione auspicabilmente fattiva, per una volta.
Chiedersi il perché è un primo passo, capirlo è iniziare a solucionar, come dicono in Spagna: a risolvere. E bisogna iniziare rispondendo ad una domanda semplice,parafrasando Henry Kissinger: qual è il numero di telefono di Viterbo in Europa? Quale strumento, quale agente agisce in nome e per conto del nostro territorio nelle sedi istituzionali europee?
In conclusione, per entrare e giocare da protagonisti in Europa, serve, come alla mia amata Juventus, pur vincitrice di tre scudetti di fila, un cambiamento di mentalità.
Bisogna essere più dinamici, provare altre soluzioni di gioco, fare una preparazione adeguata ed investire risorse,mezzi e tempo. Altrimenti, il sogno di Viterbo città europea (al netto di simpatiche trasferte oltreconfine) rischia di essere non portato a compimento e come dicono i maligni per la mia amata Juve, rischiamo di vedere l’Europa col binocolo, cosa che Antonio Conte sta spiegando da settimane alla presidenza bianconera.
Francesco Ciprini
