Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gli Stati Uniti ridurranno le loro emissioni di gas inquinanti del 30 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Una decisione presa direttamente dal presidente Obama, una decisione auspicata da tutti ma che per anni è stata rimandata a causa di una forte opposizione da parte delle lobbies dell’energia fossile. Non solo ma anche ostacolata da un atteggiamento degli Stati Uniti da sempre allergici a prendere impegni internazionali vincolanti.
Un provvedimento che, stando ad alcuni studi, oltre alla riduzione dei gas serra, responsabili del cambiamento climatico, permetterà infatti di salvare 6600 vite evitando 150mila casi di asma l’anno. E questo grazie alla riduzione delle particelle inquinanti di monossido di carbonio, ossido di azoto e di biossido di zolfo nell’atmosfera. Non solo, ma il piano di riduzione delle emissioni, creerà ricchezza tra i 55 e i 93 miliardi di dollari a fronte di costi stimati tra i 7,3 e gli 8,8 miliardi di dollari.
Una decisione legata alle condizioni in cui versa il nostro pianeta, testimoniante anche dall’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC). Mutamenti che rischiano di mettere in discussione la sopravvivenza stessa del genere umano con impatti gravissimi, nel breve-medio periodo, su interi settori produttivi: turismo, agricoltura, attività forestali, infrastrutture, salute della popolazione. I cambiamenti climatici possono infatti introdurre forti disparità economiche favorendo regioni meno colpite aggravando invece la situazione di quelle più esposte. Soprattutto nell’area mediterranea, in Europa e in Italia, tra le prime ad essere investite dalle trasformazioni climatiche in corso d’opera.
Obama ha fatto una scelta coraggiosa e al tempo stesso dovuta e necessaria. Un segnale chiaro che non riguarda solo gli Stati Uniti, ma tutti noi, ogni singola nazione, territorio, regione. Ognuno deve farsi carico della stessa, identica responsabilità. Una svolta storica che deve caratterizzare ogni governo, sia esso nazionale che regionale. Una svolta che – grazie al Piano Energetico che stiamo adottando – può e deve vedere la Regione Lazio come punto di riferimento a livello internazionale. Leader sul fronte delle energie rinnovabili, sulla riduzione delle emissioni di gas serra, con una scelta radicale al servizio del territorio e del benessere dei cittadini.
Per realizzarlo abbiamo a disposizione fondi comunitari che si aggirano intorno ai 2,7 miliardi di euro comprensivi di cofinanziamento nazionale e regionale, utilizzabili per attivare filiere produttive nuove.
Dobbiamo essere ambiziosi e affrontare con coraggio le sfide ambientali. Ecco perché proponiamo per la nostra regione una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra, energia da rinnovabili al 30%, efficienza energetica al 40%. Un aspetto, quello dell’efficienza energetica, inserito anche nell’ambito della programmazione Por Fesr 2014-2020, un’occasione importante per dare anche nuove opportunità all’edilizia locale che può diventare un fattore di sviluppo nel rispetto dell’ambiente e del futuro del territorio.
Una sfida possibile, tenuto conto anche di diverse novità che si sono registrate nel corso di questi ultimi anni. Il consumo di energia elettrica è infatti diminuito dell’1,4% tra il 2011 e il 2012. Trend simili per quello che riguarda il petrolio, dove i consumi registrano un crollo del 50% nell’utilizzo di benzina a favore dell’aumento di gasolio, il gpl ed i lubrificanti. Infine gli impianti termoelettrici tradizionali non sono più competitivi rispetto alle nuove pompe di riscaldamento: i vecchi impianti hanno funzionato in media solo per 2210 ore all’anno.
Un piano energetico che è parte di un’unica visione, di un vero e proprio modello di crescita. Al centro di questa sfida vi è la qualità della vita della persona, la sua salute, il suo lavoro, il suo territorio ed il suo sviluppo economico. Ma quale sviluppo, per quale futuro? Quello della “Quarta Italia”. Un modello che dice “no” alle speculazioni edilizie e a industrializzazioni selvagge di ogni tipo, ma che intreccia patrimonio storico e ambientale, patrimonio archeologico, artistico e paesaggistico con il mondo dell’agricoltura, l’artigianato, la piccola industria manifatturiera, le sue tradizioni, il suo tessuto socio-antropologico ricco di racconti e narratori di comunità.
Una “Quarta Italia” che mette a sistema sviluppo tecnologico e innovazione intelligente – “collegando” al mondo ogni singolo territorio – sistema produttivo e vita di tutti i giorni. Dobbiamo combattere un modello di sviluppo che ci porterà ad avere nel 2050, 8 persone su 10 che abiteranno in grandi metropoli urbane. In Italia abbiamo un modello da difendere e da esportare al mondo, la vita di comunità dei piccoli centri e la qualità delle nostre relazioni sociali.
Dobbiamo fare in modo che, anche nel più piccolo dei nostri comuni anziani, bambini e giovani coppie possano mettere radici e programmare il proprio futuro senza abbandonare il proprio territorio alla ricerca di un effimero benessere nelle grandi aree urbane. Questo non vuol dire ritornare al passato ma essere intelligenti e credere nella nostra proposta di sviluppo. Questo vuol dire ad esempio potere effettuare un esame medico diagnostico in tempo reale collegati in remoto con il migliore specialista del mondo, assistere gli anziani in casa con tecnologie di domotica avanzata, poter lavorare da casa in collegamento con altri colleghi pur restando nella propria piccola comunità, avere una scuola avanzata immersa nella campagna in cui i nostri figli siano più sicuri e capaci di relazioni sociali.
Far sì che ogni singola azienda possa vendere i suoi prodotti online, creando al tempo stesso – grazie al nuovo programma di sviluppo rurale – canali di commercializzazione che permettano alla nostra produzione agricola di conquistare i mercati, a partire dal mercato romano che conta quasi 3 milioni di consumatori che vanno anche messi nelle condizioni di acquistare la produzione di qualità del nostro settore agroalimentare con i suoi prodotti d’eccellenza.
Per raggiungere questo risultato, servono infatti decisioni e partecipazione. È necessario aprire un confronto sul rapporto tra ambiente, territorio e sistema produttivo. Tra salute, agricoltura e qualità della vita. Una tema che a settembre ci vedrà impegnati con l’organizzazione a Viterbo di un grande incontro con i cittadini.
Un obiettivo che dobbiamo raggiungere insieme, pensando che ogni passo che facciamo è parte di un unico percorso. Uniti per un benessere che sia parte integrante della nostra vita, del nostro quotidiano, della nostra terra.
Riccardo Valentini
Capogruppo di Per il Lazio al consiglio regionale
