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Il sogno di Renzi? Cacciare Alfano dall’Interno

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Enrico Mentana

Enrico Mentana

Il pubblico a piazza san Lorenzo

Il pubblico a piazza san Lorenzo

Enrico Mentana e Fabrizio Ritaglia

Enrico Mentana e Fabrizio Ratiglia

Giancarlo De Cataldo

Giancarlo De Cataldo

Giancarlo De Cataldo

Giancarlo De Cataldo

Viterbo – (g.f.) – “Il sogno di Renzi? Togliere Alfano dall’Interno”. Se a dirlo è un giornalista del calibro di Enrico Mentana, sarà il caso di crederci (fotogallery).

Ieri sera a piazza san Lorenzo, il direttore del tg La7, ospite di Caffeina, di fronte a oltre cinquecento persone ha passato in rassegna gli ultimi venti anni di politica italiana.

Un viaggio a ritroso, partendo dall’attualità, i successi europei di Renzi e il suo, a quanto pare desiderio nascosto: fare fuori (politicamente) il ministro dell’Interno, dopo le ultime uscite non proprio felici.

Intervistato da Fabrizio Ratiglia di Rmc, Mentana ha definito Renzi più che salvatore della Patria, la nostra ultima speranza.

Del ventennio 1994/2014, l’ex sindaco di Firenze ne fa parte solo nell’ultimo scorcio, il protagonista vero è un altro: Silvio Berlusconi.

“Qui siamo vicini al palazzo dei Papi – ironizza Mentana – ma il primo papi che ci ha lasciato è Silvio. Ha chiuso il suo ciclo politico. E’ stato in partita finché i suoi avversari erano vecchi come lui, a livello d’usura.

Oggi Renzi ha la metà dei suoi anni, è alto qualche centimetro in più, i capelli sono i suoi e non è mai stato comunista. Per Berlusconi è finita”.

Venti anni fa accadeva l’esatto contrario. “Il cavaliere – continua Mentana – era l’uomo nuovo e la sinistra rappresentava tutto l’armamentario di vecchie idee da prima Repubblica.

Berlusconi aveva la precedenza, venendo da destra. Oggi è il contrario”.

Si è chiuso un ciclo. “Venti anni sono comunque molti. Quanti leader sono rimasti sulla cresta così a lungo? Non è accaduto per la Tatcher e nemmeno per Kohl”. Un erede del cavaliere non c’è. “Anche se un paio d’anni fa nessuno avrebbe pensato a Renzi come leader”. La destra attende il suo Renzi.

Nella giornata d’esordio di Caffeina, migliaia di persone in giro per il centro e alle arene. Mentana era atteso a san Lorenzo per le 23, mentre alle 22.30 è tornato al festival Massimo De Cataldo.

Al chiostro di Santa Maria Nuova, la storia di un film che non si è mai fatto, di un dialogo fra padre e figlio su una figura del peso di Sandro Pertini. A raccontarla, Giancarlo De Cataldo.

“Pertini aveva vietato di realizzare film su di lui – ricorda De Cataldo – quindi siamo andati dalla moglie, all’epoca ancora in vita. Spiegammo che non volevamo realizzare un film, ma uno sceneggiato e la signora Carla ci diede la liberatoria”.

Ostacolo superato, ma solo uno dei tanti che poi si sarebbero presentati. “Da quel momento iniziarono i problemi – ricorda De Cataldo – intanto dell’immagine che avevamo di Pertini, un anziano presidente a volte sorridente, più spesso burbero, si è rivelata un’immagine distorta dalla nostra memoria.

Abbiamo iniziato una ricerca che ci ha portato ogni giorno a scoprire qualcosa di lui, il socialista, l’eroe di guerra, l’antifascista, condannato, picchiato dai fascisti”. Tante informazioni accumulate. Inutilmente.

“Presentando il progetto di sceneggiatura – continua De Cataldo – abbiamo capito che ai responsabili della tv che ci aveva chiesto commissionato il progetto, della storia di Pertini non interessava niente. E mentre provavamo a salvare il lavoro, scrivevo, è nato un discorso con mio figlio sulla figura di Pertini.

Questo è il libro, la storia di un film che non si è fatto e il discorso tra padre e figlio”. Rimasto a lungo in un cassetto. “Saltato il film mi sono occupato d’altro – dice ancora De Cataldo – fino a quando mio figlio, ormai ventenne, mi ha portato una rivista con una striscia su Pertini.

Da qui è nata la voglia di raccontare come si diventa Sandro Pertini”.

 


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