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Stop alle indagini sul feto gettato tra i rifiuti

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Maria Antonietta Russo

L’avvocato Maria Antonietta Russo

Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici

Viterbo – Stop alle indagini sul feto nel cassonetto.

Lo ha deciso il gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato, che ha respinto la richiesta di proroga del pm Franco Pacifici.

Il magistrato, titolare dell’inchiesta sul feto femmina di sette mesi gettato in un secchione, chiedeva altri sei mesi di tempo per ultimare gli accertamenti. Ma l’avvocato dei due indagati, Maria Antonietta Russo, si è opposta e il gip le ha dato ragione. Le indagini non potranno continuare: il pm può solo chiuderle e avvisare gli indagati. 

Il corpicino della neonata fu trovato ai primi di maggio 2013 in un cassonetto al quartiere del Carmine, in via Solieri. Pochi giorni dopo, il 7 maggio, scattò l’arresto per la madre, una 24enne romena che ammise di aver indotto il parto per poi disfarsi della piccola, con l’aiuto di un infermiere.

E’ lui il secondo indagato, sospettato di aver fornito alla giovane madre la ricetta medica per procurarle l’ossitocina, il farmaco che le ha indotto le doglie.

L’infermiere è sempre rimasto a piede libero. Interrogato dal pm, ammise di aver accompagnato la 24enne fino al cassonetto di via Solieri. L’avrebbe vista gettare un sacchetto, ma ne ignorava il contenuto. Subito dopo, la corsa a Belcolle, dove la madre rivela ai medici di aver partorito da sola e abbandonato la bimba tra i sacchetti di rifiuti.

Sui motivi dell’arresto fu da subito guerra di ricorsi. Per il gip era occultamento di cadavere, mentre la procura ha spinto sul reato di omicidio ed è arrivata fino in Cassazione, che ha rimandato gli atti al Riesame. I giudici romani hanno confermato l’ipotesi di omicidio, ma l’avvocato Russo ha impugnato di nuovo la decisione e riportato il caso davanti alla Suprema Corte. 

L’udienza è fissata ai primi di giugno. Il pm Pacifici chiede non solo l’aggravamento dell’accusa, ma la custodia cautelare in carcere.


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