Viterbo – Tutto pronto per Voci di trincea, ricordi parlati e cantati della Grande Guerra.
Si terrà il 29 giugno nella Sala Regia Palazzo dei Priori alle 18 la conferenza multimediale di Cesare Mule’, console emerito del Touring Club. Ideazione di Vincenzo Ceniti ed Elena Mozzetta. Parteciperanno il tenore, Alberto Marucci, il musicista Mario Stendardi e la voce narrante, Elena Mozzetta. Modera Vincenzo Ceniti, console del Touring Club.
La Grande Guerra
(Argomenti della conferenza)
“Grande” perché ha coinvolto il mondo intero. Non era mai accaduto. Da una parte gli Imperi centrali (Germania, Austria, Ungheria, Impero Ottomano) e la Bulgaria. Dall’altra Francia, Regno Unito, Impero russo, Italia e, in seguito, Usa e Giappone. “Grande” perché ha causato una ecatombe, senza precedenti in tempi moderni, con nove milioni di morti sui campi di battaglia e sette milioni di vittime civili, considerando le carestie e le epidemie conseguenti al conflitto. Solo in Italia le perdite tra militari e civili sono state oltre il milione.
Belle Epoque. Erano gli anni “spensierati” precedenti all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo il 28 giugno 1914 a Sarajevo (pretesto ufficiale per lo scontro). I bei tempi dell’alta borghesia che andava “a passare le acque” nelle stazioni termali, delle prime villeggiature al mare e di seducenti dive del café-chantant, tipo la bella Otero, la sciantosa Flora Bertuccioli e la “viterbese” Lina Cavalieri.
Dal fronte arrivano lettere d’amore, lettere alla mamma, elenchi di morti e dispersi, notizie di atti eroici, gesta d’onore che nobilitano i soldati della trincea. Tra loro ci sono anche poeti, scrittori e giornalisti che parlano di morti, di sconfitte e di vittorie. Ne citiamo due: Giuseppe Ungaretti e Corrado Alvaro (peraltro sepolto a Vallerano) che raccontano la guerra in versi. Ne sono un esempio alcune poesie in “grigio-verde” raccolte in questo folder. .
Nelle trincee arrivano canzoni, allegre e tristi, che accompagnano i soldati durante le marce e le lunghe ore all’addiaccio. Sono testi e melodie semplici che sanno di nostalgia per il focolare, la famiglia, le “amorose”, le mamme.
Gli scenari della Grande Guerra” non furono solo il Pasubio e dintorni, dove occorrevano giorni e giorni per conquistare una vetta, un ponte, un rifugio, un valico. C’erano anche gli scenari infiniti del mare in cui la Regia Marina Italiana, nei presidi di Venezia, Brindisi e Taranto, seppe mostrare (specialmente nella seconda parte del conflitto), valori insospettati. Ricordiamo su tutti l’attacco condotto nel 1918 da tre torpediniere al comando di Costanzo Ciano e Luigi Rizzo contro la flotta austriaca ancorata nella rada di Buccari (Croazia) che venne sottolineato da una lettera irridente scritta di pugno da Gabriele D’Annunzio e rivolta agli austriaci, conosciuta come la “beffa di Buccari”.
Una delle immagini più emblematiche della Grande Guerra è il “soldato contadino”, il giovane ragazzo sottratto al lavoro nei campi per servire un vago ideale di Patria che andava comunque difesa da un nemico di cui ignorava tutto. Il “soldato contadino” si distingue per la semplicità morale, le competenze manuali, la resistenza fisica e la capacità di adattamento e sopportazione. Rispetto al “soldato cittadino”si adatta meglio al progressivo abbrutimento, necessario per sopravvivere alle tensioni, alla fatica, agli orrori.
