Viterbo – Angela Birindelli è stata licenziata.
Da circa un mese l’ingegnera di Bolsena non lavora più all’Ater di Viterbo. Ma non è ancora detta l’ultima.
L’ex assessore regionale all’Agricoltura avrebbe impugnato il provvedimento di licenziamento. L’udienza è fissata al 29 luglio.
Una vicenda che è solo la punta dell’iceberg. Perché la sequela di querele e controquerele tra l’ingegnera e il suo ex datore di lavoro va avanti ormai dall’anno scorso. Lei lo ha denunciato per mobbing. Lui le recrimina di aver assunto incarichi esterni senza autorizzazione, accusandola persino di aver falsificato le sue firme di direttore generale.
La procura, per ora, porta avanti le denunce sporte dall’ingegnera, parte offesa nel procedimento contro Gigli per abuso d’ufficio, diffamazione, falso materiale, soppressione di documenti e calunnia. Indagini chiuse. Ma la difesa dell’ultraquarantennale direttore dell’Ater non ha intenzione di restare a guardare.
“Siamo di fronte a indagini fatte male, anzi non fatte – afferma l’avvocato Enrico Valentini, che assiste Gigli insieme al collega Pierfrancesco Bruno -. Noi abbiamo fatto eseguire una consulenza calligrafica per dimostrare che le firme di Gigli sulle autorizzazioni dell’ingegnera erano state falsificate. La procura non ha disposto accertamenti contrari. Eppure viene preso per buono quello che dice l’altra parte”.
Il legale parla di “trattamento diverso di Gigli rispetto alla Birindelli”. “Noi non siamo stati sentiti come parte offesa, pur avendo sporto numerose denunce. La Birindelli sì. Non solo. Agli atti c’è una denuncia per calunnia che l’ingegnera ha sporto contro Gigli il 27 maggio scorso. Nell’avviso di conclusione delle indagini del 31 maggio c’è anche quella stessa calunnia. Significa che sono bastati quattro giorni per decidere di contestare il reato di calunnia a Gigli, senza avere neanche il tempo materiale di fare indagini. Come dire: due pesi e due misure. Ma non importa: abbiamo nuove indagini difensive da fare, nuove querele da sporgere e nuovi documenti da presentare. Non abbiamo paura del processo. Crediamo solo che non dovremmo arrivarci“.

