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Atti vandalici, perché a pagare debbono essere cittadini?

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Viterbo - Danneggiata e deturpata la fontana di San Faustino

Viterbo – Danneggiata e deturpata la fontana di San Faustino 

Viterbo - Danneggiata e deturpata la fontana di San Faustino

Viterbo – Danneggiata e deturpata la fontana di San Faustino 

Viterbo - Danneggiata e deturpata la fontana di San Faustino

Viterbo – Danneggiata e deturpata la fontana di San Faustino 

Viterbo - Danneggiata e deturpata la fontana di San Faustino

Viterbo – Danneggiata e deturpata la fontana di San Faustino 

Viterbo – Atti vandalici in città: perché a pagare debbono essere sempre i contribuenti onesti?

Viterbo sta diventando la città dove non esistono più differenze tra atti vandalici, usura del tempo e incuria degli uomini. Forse perché tutti e tre i casi portano sempre al restauro. Viterbo è una città straordinaria dove tutti i degradi vengono trasformati in opportunità. Si compiono atti vandalici, si sfasciano i beni pubblici, non c’è problema, si fa un appalto e i cittadini pagano. Semplice.

I nuovi lampioni divelti nella Valle di Faul e il danneggiamento della fontana di San Faustino sono solo soltanto due degli ultimi casi di vandalismo impunito a Viterbo. Tanto pagano i contribuenti.

Nelle altre città la cosa non sarebbe passata inosservata e impunita. Sarebbe stata trattata in base all’articolo 635 del vigente codice penale che prevede che “Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 309”.

Proprio così, a querela della “persona offesa” che, nel nostro caso, sarebbe il comune di Viterbo che gestisce i beni della collettività.

E il codice penale poi recita chiaramente che: “La pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso su edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all’esercizio di un culto, o su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici ovvero su immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati”.

Perché a pagare, allora, debbono essere sempre i contribuenti onesti? Non è proprio giusto che chi commette reati contro il patrimonio pubblico a Viterbo rimanga spesso impunito.

La fontana di San Faustino, poi, è un “bene culturale” e andrebbe trattata come tale. Anche la barra di ferro quadro è un bene culturale. Ma in questo caso, di danneggiamento per atto vandalico e conseguente restauro, non per usura del tempo, è stata interessata la competente soprintendenza?

Il restauro verrà eseguito nel rispetto della legislazione riguardante il trattamento dei beni culturali lapidei?

Silvio Cappelli

 


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