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Tre autisti licenziati in tronco

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Luca Paolocci e Luca Neri

Luca Paolocci e Luca Neri

La manifestazione Usb

La manifestazione Usb

Luca Paolocci

Luca Paolocci

La manifestazione Usb

La manifestazione Usb

Luca Paolocci e Luca Neri

Luca Paolocci e Luca Neri

La manifestazione Usb

La manifestazione Usb

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Lino Rocchi

Lino Rocchi

Viterbo – Licenziati in tronco. Senza un preavviso e senza conoscere le ragioni.

Solo una lettera raccomandata datata 26 giugno, da cui tre autisti della cooperativa Città Aperta hanno appreso che il loro rapporto lavorativo finiva lì. Con generiche motivazioni. Firmata dal presidente Kristiano Bonatesta.

Due di loro erano a tempo intederminato e uno aveva in scadenza il contratto a febbraio 2015. Tutti e tre, casualmente iscritti al sindacato Usb, che di fronte alla sede della cooperativa oggi ha improvvisato una conferenza stampa.

Per far conoscere la situazione e soprattutto nella speranza di capire le ragioni. “Perché si tratta del primo caso – fa notare Lino Rocchi – diciamo così, crudele, che avviene a Viterbo.

Di solito si parte in modo diverso, la cassa integrazione, ammortizzatori, solidarietà, cambio di contratto, per tutelare i lavoratori.

In questo caso si è partiti dalla fine. Licenziati in tronco e senza preavviso. Assurdo”.

Da quello che la Usb è riuscita ad apprendere, alla coperativa operano un’ottantina di persone. Nel settore trasporto ci sono otto autisti. Anzi, c’erano. Ora sono rimasti cinque.

“Che ci fossero problemi in qualche incontro velatamente era emerso – spiega Luca Paolocci (Usb) – crisi. Se ne sarebbe eventualmente discusso, ma non c’è stato il tempo. Sono arrivati i licenziamenti, senza una discussione e nemmeno passando per gli ammortizzatori sociali”.

Luca Neri è uno dei tre soci – dipendenti licenziati. “Due mesi fa ci siamo iscritti alla Usb – spiega Neri – per capire meglio la situazione che stavamo attraversando.

Non si era parlato d’interrompere il rapporto di lavoro, semmai c’era stata una mezza promessa di un contratto di seconda fascia.

Già a giugno abbiamo lavorato poche giornate e il resto sono andate in ferie perché il lavoro nel nostro settore è calato.

Il trasporto dializzati, ad esempio, ha visto diminuire gli utenti, anche se è un servizio che non può calare. I malati, purtroppo, continuano a esserci.

Solo che da un servizio importante è andato scemando, da quando hanno deciso di chiedere cento euro integrative agli utenti. Da una situazione di monopolio siamo passati al far west. Altri si sono organizzati per offrire il servizio”.

E adesso: “Noi tre siamo in un limbo, siamo stati licenziati, ma la pratica non è stata registrata e non possiamo nemmeno iscriversi al collocamento”. In mano hanno solo la lettera di licenziamento.

Giuseppe Ferlicca

 


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