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“Cambiamo il Pd per far cambiare il verso al Comune”

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Una veduta di Viterbo dall'alto

Una veduta di Viterbo dall’alto 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Finora abbiamo cercato di astenerci dal partecipare alla polemica pubblica esplosa nel Partito democratico di Viterbo, convinti come siamo che sia meglio esprimersi nelle sedi istituzionali, finché possibile.

E ciò nonostante il nostro ruolo di minoranza del partito cittadino, minoranza esclusa da ogni collaborazione con la gestione, che una (piuttosto datata) corrente ha inteso unilateralmente appaltarsi in solitudine, come se il destino del Partito e della sinistra in questa città fosse cosa che solo essi riguarda.

Tuttavia, leggendo oggi, per l’ennesima volta sui giornali, il progetto di bilancio del Comune, crediamo che la misura sia colma, e si imponga il dovere di far cambiare verso al partito, e poi al Comune, anche nella nostra città.

A Viterbo, il Partito democratico – nella sua accezione migliore, che è la partecipazione degli iscritti alla vita del partito – semplicemente non esiste.

Estinta l’attività del vecchio circolo Viterbo 2 (che copriva solo una parte limitata della città), come minimo dal 2008 non esiste alcuna attività politica di base; nel senso che un iscritto al Partito che abiti – per esempio – al quartiere Cappuccini, da almeno otto anni non ha mai potuto partecipare a un incontro con altri iscritti o militanti; perché il circolo non si riunisce mai.

E già questo basterebbe a tumulare la sola ipotesi che si prosegua con le gestioni di prima che Renzi venisse…

Le decisioni, nel partito, sono sempre state questione di equilibri correntizi; e anzi, ormai, di una sola corrente; che rappresenta inevitabilmente – e forse ne porta anche l’orgoglio – quel Partito Democratico che credevamo finito con l’ultima segreteria Bersani e con il Governo Letta.

Questo modello di Partito Democratico non è stato in grado di spiegare ai militanti, agli iscritti, e così ai cittadini, la vera situazione del Comune; e dunque non è stato in grado di condividere consigli e/o avvisi degli iscritti.

Quello stesso Partito, nel contempo, mentre non ha spiegato la situazione, non ha neppure compreso la necessità di una spending review oculata; non ha compreso che non si possono chiedere ai cittadini nuove tasse se non a fronte dell’erogazione di nuovi servizi, o come minimo servizi migliori.

Perché non ha compreso il cambiamento dei tempi, che – anzi – non accetta… restando perfino fiero di questo rifiuto.

E così, si crede davvero possibile convocare una assemblea comunale in cui (neppure lì, almeno per una volta) si ammette il dibattito; un’assemblea comunale sul bilancio in cui non si consente di parlare, perché è ora di andare a cena… la filosofia è evidente: pochissimi decidono per tutti.

In quell’assemblea, peraltro, si vota un documento del segretario dell’Unione perfettamente condivisibile – e che noi infatti condividiamo. In cui si parla di interventi sociali per le fasce più deboli; e perfino di esigenza di non aggravare i carichi sulle famiglie. Bello; se non fosse inutile.

Perché, poi, il 16 luglio leggiamo sui giornali che il bilancio prevederà l’aumento non di una, ma forse di due tasse. Non leggiamo le ragioni; perché probabilmente non le sanno esattamente neppure loro.

Leggiamo che i crediti del Comune nei confronti del nostro esattore sono incerti; non leggiamo se e in che modo il Comune si è organizzato per esigere i tributi, oltre che quei crediti.

Ma, soprattutto – sempre sui giornali – leggiamo che il bilancio del 2015 sarà salvato dalla vendita di una farmacia. Farmacia che il Comune vende perché in passivo. Perché Viterbo è nell’Italia del vecchio modo di governare.

A Viterbo una farmacia, invece di essere un formidabile strumento per creare reddito (come del resto accade nella democratica Civita Castellana), è una fonte di perdite.

E il nostro Partito – senza scriverlo in nessun documento – oggi vorrebbe farci credere che sia una buona idea venderla; non gestirla in modo che produca per la collettività quella piccola fortuna che tutte le farmacie donano ai loro fortunati concessionari… Niente affatto…

Nella Viterbo ancora in ritardo con il terzo millennio, la farmacia Comunale si vende; e così si salva il bilancio… in realtà si depaupera un patrimonio che dovremmo tramandare ai nostri figli. I militanti, gli iscritti, i simpatizzanti, leggono una cosa del genere dai giornali.

Ora basta. Come accaduto a livello nazionale, in cui si è cambiato il Partito per cambiare il Governo, bisogna cambiare Pd di Viterbo, per far cambiare verso anche a questo Comune.

Non è più tollerabile che le immense energie propulsive del Partito Democratico – di cui il nostro grande consenso è testimonianza innegabile – siano sprecate così.

Piazza Democratica Viterbo


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