Viterbo – (g.f.) – “Cinquecento pagine e nemmeno un disegnetto”.
Vauro a Caffeina in una versione inedita. Non ha con sé vignette da mostrare, Berlusconi e gli altri per una volta se ne stanno in disparte, fanno spazio a Ester, la protagonista del libro che Vauro presenta al festival (fotocronaca).
Arriva in stampelle, un problema fisico che non gli toglie il buonumore e la voglia di fare battute.
Accanto non ha Santoro, ma Giorgio Renzetti del Messaggero. Gli lascia spazio, fa emergere un personaggio diverso rispetto a quello che si è abituati a vedere in televisione.
Il suo libro, Storia di una professoressa, partendo dal racconto di Ester, passa attraverso la storia di molti: il Vietnam, piazza Fontana, le contestazioni studentesche. Quindi la scuola.
“Insegnare vuol dire lasciare un segno – osserva Vauro – la nostra scuola, fra mille difficoltà, nel degrado anche fisico, oggi ancora funziona perché ci sono splendidi insegnanti e splendidi studenti”.
Ester è stata professoressa di suo figlio, con lei ha trascorso i venerdì pomeriggio per sette mesi. Per farsi raccontare la sua vita.
“Non è un’eroina, non è un’eccezionale insegnante. E’ un’insegnante che ha attraversato diverse vicissitudini, compresa un’adozione difficile, un ragazzo malato, che poi morirà.
Un fatto che la porta a pensare di smettere d’insegnare. Poi però si renderà conto che questo ragazzo è potuto morire perché ha vissuto amori, emozioni, rapporti sociali. Spingendola a tornare di nuovo all’insegnamento”.
Un libro intenso, con un punto di vista particolare. Vauro l’ha scritto in prima persona, al femminile.





