Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore, a fronte delle polemiche che ogni giorno siamo costretti a subirci come una bevanda estiva insipida, mi consenta di dire la mia in merito ai finanziamenti pubblici.
Sulla home page di Tusciaweb spicca orgogliosamente la scritta “non riceve alcun finanziamento pubblico”.
Egregi signori questo è il vero modo di fare informazione, di fare cultura. Mi spiace per chi cerca nei finanziamenti pubblici i mezzi di sostentamento e di funzionamento, ma i fondatori di Tusciaweb ci dimostrano che si può fare cultura con la “C” maiuscola senza incidere minimamente sulle già dissestate casse delle pubbliche amministrazioni puntando sui sacrifici, sul lavoro, sulla qualità e sulle capacità. Punto e stop.
Enzo Napoli
La ringrazio per le cose che dice della nostra testata. Cose che spesso non vengono percepite. Abbiamo messo la scritta proprio perché in Italia gran parte della stampa, direi quasi tutta, ha finanziamenti statali per vari motivi. Si va dal Corrierone a Europa. Si tratta di milioni di euro che vanno a giornali come Europa che neppure si riesce a trovare nelle edicole. Questa è la libera stampa italiana. Tra i cartacei va detto che il Fatto quotidiano rifiuta ogni finanziamento pubblico. Ora, la linea editoriale e il prodotto può piacere o meno ma tanto di cappello. Il Fatto quotidiano non deve nulla a questo Stato e ha, in questo senso, tutto il mio apprezzamento. I giornali on line raramente hanno finanziamenti pubblici e si trovano a competere con chi ha milioni di euro dallo Stato. Secondo lei questo è normale? Ecco, noi chiediamo che vengano azzerati tutti i finanziamenti pubblici ai giornali e alla cultura.
La battaglia va fatta sul mercato libero, e non si può pensare che c’è chi combatte con le mani legate e chi con l’aiuto poderoso dello Stato. Per questo non esiste stampa non parastatale in Italia.
E va detto che un sistema come Tusciaweb ogni giorno raggiunge 80 mila lettori. Quanti sono i lettori di certi organi di partito che ricevono milioni di euro di finanziamento?
Per la cultura, come accade nei paesi anglosassoni, si può pensare a detrazioni a livello di tasse per chi la finanzia. La cosa è molto diversa dal finanziamento statale perché lo Stato, elargendo denaro, manipola e deforma. I privati essendo molti non riuscirebbero a fare la stessa cosa. E poi non punterebbero mai su iniziative non di qualità, ne andrebbe della loro immagine. Insomma, perché non copiare chi ha le università più importanti del mondo?
Carlo Galeotti
