Viterbo – Don Abbondio condannato a 25 giorni per non aver sposato Renzo e Lucia (fotocronaca – video).
Va in scena a piazza del Fosso il sequel giudiziario dei “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
Mercoledì sera, l’Ordine degli avvocati di Viterbo ha portato sul palco una dimostrazione pratica di quello che sarebbe stato il processo a don Abbondio, il curato reo di aver rifiutato di far convolare a nozze Renzo Tramaglino e Lucia Mondella.
Dalla storia e letteratura all’aula di tribunale. Il sacerdote dell’odissea manzoniana è stato – eccezionalmente – processato in Corte d’Assise per rifiuto di eseguire atti del suo ufficio, violenza privata e abbandono di incapace.
Un dibattimento in piena regola. Con un canovaccio appena abbozzato, arricchito dall’improvvisazione degli interpreti. Tutti operatori del diritto e quasi tutti avvocati, qualcuno attore per una sera: come il pm Massimiliano Siddi, che ha formulato il capo di imputazione, con tutte le contestazioni a carico di don Abbondio. E poi, i testimoni: l’avvocato Michele Mancini, nei panni del cardinale Borromeo e una spumeggiante Perpetua, impersonata dall’avvocato Maria Luisa Piccirilli.
Don Abbondio era difeso dall’avvocato Cataldo Intrieri, difensore nel processo simulato come nella vita reale. Ma anche il curato era interpretato da un penalista: è Ferdinando Abbate, legale e attore della compagnia “Avvocati alla ribalta” e già protagonista dello spettacolo “Norimberga. Dagli atti del processo”.
La Corte era composta dal presidente Guglielmo Ascenzi e dalla professoressa Loi del liceo linguisitico di Viterbo. Alla giuria popolare i ragazzi del Buratti. Cancelliere: il presidente dell’Ordine degli avvocati viterbesi Luigi Sini. Ufficiale giudiziario: Maurizio Federici.
L’esempio di giustizia applicata alla storia ha riempito l’intera piazza del Fosso. Tantissimi gli avvocati in platea e neppure una sedia libera per assistere al processo inedito. Una lunga lezione di diritto, mutuata dalla letteratura, piacevole e a tratti divertente. Con una vena sociologica: “Don Abbondio è uno di noi – ha concluso l’avvocato Intrieri nella sua arringa -. Un conformista che si mette a fiutare il vento per non trovarselo contro. Esattamente come noi, chi più, chi meno. Si può condannare una parte di noi?”.
E alla fine, in parte, l’ha spuntata: condannato Don Abbondio, ma per due reati su tre e con una pena lievissima, rispetto all’anno e mezzo di reclusione chiesto dal pm Siddi, severo sul palco come in aula.
Due ore piacevoli, scivolate in due minuti. Soprattutto per i frequentatori quotidiani delle aule di giustizia.



